Mario Rossi ha voglia di sperare?

  • fisher
  • Istituto: G.b.pininfarina (VIA PONCHIELLI,16)
  • Città: MONCALIERI
  • Redazione: pinin-post

La Storia insegna: ad ogni crisi economica, causata da molteplici cause, segue sempre lo scontento del popolo; gli anni passano, ma le persone no, è quindi inevitabile che dopo una vasta serie di provvedimenti varati d’urgenza, alcune persone o insieme di persone decidano che è giunto il momento di dire che il tempo del “va tutto bene” è finito.
Ecco, forse in Italia questo momento è arrivato, ma perché?
Il sistema economico mondiale sta attraversando turbolenze non di poco conto, e tutto il “marcio” tenuto nascosto sta ora venendo a galla. La necessità di rimettere tutto in regola prima di conseguenze poco auspicabili, ha portato ad una serie di decisioni su scala mondiale.
In questi mesi si è assistito ad avvicendamenti di governi, a imposizione di misure drastiche per contenere la crisi, alla non-rinuncia ai privilegi su tutti i fronti degli Stati più “ricchi” del contesto europeo, a misure improvvise e secche, ma necessarie per riesumare la buona salute dello Stato dopo anni di mancanze.

E qui entra in gioco l’unità e la comprensione, quella chiesta a chi per anni, come nel caso degli autotrasportatori, dei medici, degli insegnanti, dei ricercatori, degli operai o in generale di tutta la popolazione, ha visto dimezzarsi il denaro nel portafoglio, denaro poi moltiplicato nelle tasche di persone che, forse, la crisi hanno contribuito anche a causarla. Perché se è vero che la colpa è di tutti noi, è anche vero che l’insegnante, l’operaio, il dirigente volenteroso d’azienda non possono essere la maggiore causa del disastro finanziario iniziato con il crollo di un sistema bancario ai limiti dell’usura e della speculazione ad ogni costo. E’ forse “Mario Rossi” il responsabile del crollo delle banche americane che hanno dato il via a tutto? La risposta la lascio a voi.

Mario Rossi è l’italiano che ha sempre lavorato, per poi vedersi sfuggire la pensione come unica risposta; Mario Rossi è l’autotrasportatore costretto a pieni di benzina (ormai più preziosa dell’acqua per le meccaniche di mercato) di 600l senza ricevere sufficienti aiuti; Mario Rossi è il professore che si alza ogni giorno con la voglia di rendere migliore il futuro degli studenti, dando loro la cultura che con sacrifici e impegno e passione ha appreso.
Mario Rossi è anche l’operaio che lavora 8 ore al giorno in una catena di montaggio, e poco importa a molti se dopo 15 anni scopre di avere dei tumori ai polmoni per aver respirato sostanze nocive.
Mario Rossi, inoltre, è il dirigente della piccola azienda di paese, costretto a dire al dipendente che non sarà più in grado di pagarlo, o che una volta chiusa l’azienda, sarà costretto ad impiccarsi per i troppi debiti; cosa realmente accaduta, in Italia. L’Italia del 2000.

Ma come reagisce, Mario Rossi? Dipende, se appartiene ad una categoria di lavoratori come quella degli autotrasportatori, ferma il suo tir insieme agli altri; egli non è più disposto a non essere ascoltato, e così pensa che saranno gli altri, ad ascoltare lui.
Se è un agricoltore, smette di vendere i suoi prodotti per una somma di denaro misera se confrontata al prezzo di vendita nei supermercati. Tutti fanno qualcosa in base alla loro condizione. Il giudizio relativo alla modalità e alle cause, lo voglio lasciare a chi legge, perché ognuno di noi ha un’idea diversa, e nessuno ha il diritto di voler imporre giudizi sulla vita degli altri, sulle sofferenze e sulle opinioni di pensiero individuali espresse in manifestazioni che rientrano nella legalità.
Ricordiamoci piuttosto, se proprio dobbiamo giudicare gli altri, che le proteste di oggi sono frutto di incomprensioni sedimentate dal passato, parte del popolo italiano sente l’esigenza di ribadire la propria esistenza all’Italia in cui crede; e vuole, ora più che mai, essere ascoltato e vivere dignitosamente come, d’altronde, sancisce la Costituzione .
A mio modo di vedere, il fatto che molte proteste vogliano far conservare uno status ad alcune “caste” di lavoratori, è poco valido, in quanto le attuali proteste penso siano più “sfoghi” di anni di rabbia e malcontento piuttosto che legate singolarmente alle vicende più recenti del panorama legislativo.
Un altro aspetto non di poco conto è la comprensione e la solidarietà espressa da moltissime persone in questi giorni di blocchi dei tir e nascita di movimenti spontanei ; non c’è più quell’ostilità di un tempo fra gli stessi cittadini, o perlomeno non come in passato, e la popolazione comincia a sentirsi unita nelle difficoltà.
Pongo infine a voi un quesito: e’ meglio essere danneggiati da una manifestazione, annunciata in molti casi alle autorità competenti, di persone esasperate o , invece, da un modello di società sull’orlo del collasso?
La manifestazione in sé serve a rendere pubblico ciò che normalmente non viene ascoltato; e’ l’unica forma non violenta per comunicare con chi non vuole ascoltare. Questa realtà di recenti blocchi stradali e scioperi detti “selvaggi”, dovrebbe farci capire a che punto siamo arrivati nella nostra società: un blocco di camion è l’ultima risorsa rimasta a determinati lavoratori per gridare al mondo la loro esasperazione.
Gli Italiani, ora, vogliono essere ascoltati, perché se Mario Rossi smette di sperare, è l’Italia intera a smettere di farlo.
Mario Rossi siamo tutti noi.

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36 Commenti
  • ciaronna

    Bello! Bella la fine!

  • namid

    :) questo articolo è di una bellezza unica

  • cappuc

    Bravo, bell’articolo!

  • leosx

    bravo!

  • padov97

    Molto bravo, hai fatto un ottimo lavoro.

  • chiaracatta

    Mi piace! Bravo!

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