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Istituto: G. B. Quadri (Via Giosue' Carducci 17)

Città: VICENZA

Redazione: SpazzaManiglie

SOGNARE: IL MODO PIU’ FACILE PER VIAGGIARE

SOGNARE: IL MODO PIU' FACILE PER VIAGGIARE
Un sogno è una via di fuga dalla fatica estenuante della realtà per molti, anzi, per tutti. Ma è una definizione accettabile? Secondo una definizione scientifica, un sogno è un fenomeno psichico legato al sonno che avviene durante la fase REM (rapid eye movement). Molti sostengono anche che un sogno sia un presagio di quello che potrebbe accaderci: come un avviso del nostro subconscio di stare attenti a determinate cose, nonostante spesso di un sogno dimentichiamo gran parte o esso ci sembri strano. Spesso, addirittura, ci sembra che il tempo venga accorciato e può capitare di svegliarci in uno dei momenti con più suspense. Difficilmente ricordo i miei sogni tranne quando sono veramente strani o non ho così tanto sonno. C’è un sogno molto particolare che ricordo anche a distanza di tempo, probabilmente influenzato dal libro che stavo leggendo. Io ero un prigioniero, mi ero appena svegliato ed era come se fossi stato all’inizio di un videogioco; ovviamente non sapevo dov’ero e cosa ci facevo lì. Mi osservai per un attimo e capii subito che c’era qualcosa che non andava: ero dentro una cella e indossavo un vestito da carcerato. Sebbene avessi la possibilità di ragionare come da sveglio, se non meglio, non mi sfiorò neanche per un secondo l’idea di essere in un sogno. Una guardia venne a parlarmi: alta e robusta ma non riuscii a vederla in faccia per il berretto calato e mi disse: “Giovanni: domani è il grande giorno”. E io risposi: “Il grande giorno di cosa scusa?” “Dai non scherzare, questo resta sempre una cosa seria” continuò e poi disse ridendo: “Resti sempre spavaldo fino all’ultimo eh? Ma vedremo se domani avrai ancora il coraggio di parlare.” Allora io precisai:” Scusa, ma penso di aver preso una botta in testa e di essermi dimenticato gran parte delle cose.” E lui: “Non è certo il primo trucco che tenti, ma se ci tieni tanto a saperlo domani è il giorno della tua esecuzione sulla sedia elettrica”. Io stupito chiesi: “E con quale accusa, scusa?” La guardia si spazientì: “Adesso basta scherzare: sono venuto a portarti la penultima colazione”; poi una voce disse:” Francesco, basta importunare i prigionieri o ti mando a pulire il magazzino!”. Sentendo quella voce, la guardia mi passò la colazione attraverso le sbarre e se ne andò. Io osservai la colazione e decisi che era la cosa più disgustosa che avessi mai visto e la lasciai lì dov’era. Poi venne a parlarmi qualcuno che sembrava molto importante e mi chiese se avessi delle preferenze riguardo ad alcuni dettagli per il giorno successivo. Il ricordo del sogno è abbastanza confuso fino a che non mi ritrovo a fare colazione un’altra volta, solo che il cibo è molto più invitante. Mi accorgo di non potermi muovere liberamente perché sono fuori dalla mia cella e ho le catene a bloccare tutti gli arti. Il signore davanti a me, quello della sera precedente, mi sta confessando, quindi deduco che sia un prete del penitenziario. Finita la confessione torna la guardia del giorno prima e mi dice: “Giovanni, dove hai nascosto la tua spavalderia?” e io: “Non so di cosa tu stia parlando.” “Mi stupisci: sei il primo condannato a non mostrare paura” e io replico: “Non vedo perché dovrei averne!” A questa risposta lui si arrabbia molto e dice: “Va bene mi hai stancato, volevo fare una chiacchierata con te, ma vedo che non hai voglia, quindi possiamo partire per la sedia.” Partiamo verso un corridoio lunghissimo, tutto rosso, che alla fine aveva una sedia elettrica. A metà corridoio tre guardie ci affiancano e mi rimuovono le catene. Poi mi portano fino alla sedia e solo in quel momento capisco che sono veramente destinato a morire su una sedia elettrica per dei reati che non ho commesso. Appena entrato mi salta subito all’occhio il numero dei testimoni di esecuzione. Le guardie mi fanno sedere e mi allacciano le cinghie, poi uno prende un cappuccio e prima di infilarmelo dice: “Aspetta, prima c’è una sorpresa per te!” poi un testimone si alza in piedi e parla: “Tu che hai causato più sofferenza di chiunque altro, tu che hai ucciso persone solo per divertimento, proprio tu Giovanni, tu meriti la morte.” Infine, una guardia mi infila il cappuccio e una voce ordina di partire con la corrente. Non so descrivere la sensazione, so solo che subito dopo quell’ordine si sente uno strano suono e mi sveglio. Questa narrazione è una prova che tra racconto e sogno non c’è molta differenza perché il sogno è il collegamento più diretto tra scrittura, realtà e fantasia. Noi lettori non possiamo sapere se i libri che amiamo di più siano frutto di un semplice sogno avvenuto per caso o di un’idea originale dell’autore, oppure un insieme delle due.