aleserraglio

Istituto: G. B. Quadri (Via Giosue' Carducci 17)

Città: VICENZA

Redazione: Pensieri di carta

SOGNARE IN CADUTA LIBERA

SOGNARE IN CADUTA LIBERA
Cosa rimane di una stella che cade, come di un sogno che scompare? Mondo senza senso, il sogno. La realtà onirica è una realtà perfetta, ignota e terrorizzante. Motrice del mondo, macchina del tempo. Sognare è come viaggiare, come scrivere. Come vagare in una realtà macchinata nella testa. Scrivere rimanendo immobili, viaggiare rimanendo immobili: scrivere è sognare, sognare è scrivere. Dimenticarsi di questo mondo, pensare solo e solamente a se stessi: niente è più bello di sognare. Sognare è scrivere e siamo tutti degli scrittori straordinari. Lo scrittore è colui che sogna ad occhi aperti, che non sa riconoscere la realtà, che si confonde in un intreccio di mondi perfetti, un sognatore. Ed ecco il mio sogno, l’elaborazione di una mente umana perversa come le altre. Inizio a viaggiare e approdo a una scogliera o, per meglio dire, a un terrificante strapiombo alto circa trenta metri che dà su un oceano solitario, solitario e burrascoso. Il cielo non è limpido nel mio mondo, al contrario, è un cielo cupo, poco violento, ma estremamente triste, pauroso, angosciante. Un cielo grigiastro, freddo, insignificante. Io mi trovo in cima a questa scogliera, sono solo. Dietro di me, un monte non tanto alto, con un'unica cima estremamente acuta ed innevata. Il monte ricopre d’ombra la piccola sporgenza di scogliera dove sono in piedi, quest’ombra mi raggela il sangue, congelo, nel sogno, ma non oppongo resistenza, resto immobile ad osservare il vuoto. Il dolore fa solo da sfondo. Il vento è insopportabile e le onde che sbattono con violenza sulla parete di roccia provocano schizzi salmastri che, portati da uno spostamento d’aria immane, si conficcano come spine gelate sulla faccia. Non sono mai stato in una situazione peggiore, ma mai stato meglio. D’improvviso mi volto e rivolgo lo sguardo dritto al cocuzzolo della montagna. Ora sento caldo, molto caldo; all’inizio è una sensazione straordinaria, poi dolorosa, tanto dolorosa che sento provenire dalle ossa, dallo stomaco, da dentro come se una forza volesse liberarsi. Guardo le braccia, le gambe e il corpo mezzo svestito. Ci metto un po’ a capire cosa stia succedendo. Sto prendendo fuoco, ecco cosa sta succedendo! Tutto il corpo è ricoperto di grosse fiamme rosse, del colore dell’inferno. E poi ricordo il vuoto, metri e metri di inassestata caduta. Mi sono lanciato verso il cielo, d’istinto, senza avere nulla da perdere, senza paura, senza pensare. I secondi di caduta sembrano ore, ma non sono comunque abbastanza per farmi rendere conto di dove sono e di cosa io abbia fatto. Mi schianto, impatto malamente sulle onde dell’oceano. Esso è nero più del cielo, ha un forte odore di sale, è pulito e del tutto disabitato. Le onde sono alte ed impetuose, le correnti trainano forte come dei cavalli da corsa inferociti. Dopo l’impatto, sprofondo senza opporre alcuna resistenza. Sono in acqua, fermo, quasi in uno stato d’inerzia per quell’attimo eterno. Io immerso in quel blu enigmatico con le palpebre chiuse sono in pace nel caos più totale, tenuto caldo dal freddo più raggelante, senza pensieri, cullato da quel mostro pericoloso. Per quel momento libero, libero da tutto e da tutti. Nel mio mondo infernale sono in pace, finalmente in pace. Sognare è viaggiare, è vivere. Sognare è creare, scrivere è come sognare.