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Istituto: Soverato Liceo Scientifico A.guarasci (VIA AMIRANTE)

Città: SOVERATO

Redazione: Il giornalino di Gianburrasca

Gli uomini: emoticon o parole?

Gli uomini: emoticon o parole?
Le emoticon sono ormai un vero e proprio tipo di scrittura. La maggior parte di adolescenti e adulti è solito ridurre la parte scritta per passare alla pratica tramite questi mezzi innovativi. Personalmente non sono contraria all’utilizzo delle faccine ma, secondo me , può diventare dannoso farne un utilizzo eccessivo. L’uomo sta perdendo una delle sue capacità più antiche, quella della scrittura. Un tempo scrivere era sinonimo di annotare questioni pratiche, solo in epoca più tarda si è fatto avanti quel sentimento espressivo tipico dell’essere umano. La nostra è un’era in cui non serve capire sé stesi, ma essere compresi dagli altri. Tramite la scrittura l’uomo diventa consapevole delle proprie capacità, dei propri limiti e delle proprie paure. Ridurre questa arte che è una sorta di specchio per ognuno di noi significa dare agli altri un’immagine che noi non conosciamo poiché non ci interroghiamo. Non ci mettiamo mai in gioco e dunque non sappiamo quasi nulla di noi stessi, eppure gli altri riescono a farsi un’idea di noi. Perciò accantonando il mezzo principale per la veicolazione di idee, accantoneremo anche noi stessi. La faccina che ride può essere interpretata anche come uno stato d’animo dovuto ad un avvenimento triste, sta dunque a noi dare un tono a ciò che ci circonda. Personalmente non credo che possa definirsi un danno usare le emoticon, ma il loro utilizzo non deve essere finalizzato alla continua espressione di idee: le opinioni si esprimono a parole, quelle parole tipiche di noi che non potranno mai essere totalmente sostituite da facce senza vita. Che si tratti di scrittura o di rapporti umani, non possiamo limitarci a semplici simboli dei mass-media., la nostra vita è fatta di parole, gli uomini sono fatti di parole.