Buongiorno ragazzi,

 

oggi parliamo di un argomento affascinante: l’universo. Da centinaia di anni, ormai, tra le domande che l’uomo si pone la più frequente è proprio: “E se non fossimo soli nell’universo? O meglio, se il nostro universo non fosse l’unico esistente?”

 

Come ci ricordano i nostri amici di Focus Junior sui libri di scienza studiamo che il nostro universo è stato generato da un grande scoppio di energia, chiamata energia primordiale, che ha dato origine a un “pallone” di materia, costituito da corpi celesti e spazi.
Ma negli ultimi anni, grazie a studi matematici combinati con osservazione di mappe ricavate da satelliti di ultima generazione, si sta cercando di dimostrare la teoria che invece di un solo Big Bang ce ne possano essere stati tanti, ognuno dei quali avrebbe generato un universo. Parliamo della teoria dei multiversi.

 

Nel 1980 il fisico Alan Guth elaborò la Teoria della cosmologia inflazionaria come dimostrazione della teoria dei tanti big bang:  ipotizzando con calcoli matematici il funzionamento di un Big bang in piccolo, ha dimostrato che l’esplosione sarebbe così intensa che i piccoli quanti di cui è fatto l’universo si allungherebbero tantissimo per cercare di riempire lo spazio disponibile, dando origine ad altri scoppi, e quindi ad altri universi. Già negli anni Cinquanta Hugh Everett aveva spiegato questa teoria nel suo libro “Una teoria dei multiversi”. Oggi i calcoli e le analisi matematiche possono essere rafforzate dall’osservazione grazie ai satelliti: per esempio un’equipe di fisici e cosmologi di Londra sta cercando indizi dell’esistenza di questi universi studiando le piccole variazioni di temperature registrate sulle mappe della radiazione fossile (cioè la luce che pervade l’universo dai suoi albori registrata costantemente dai sensori a microonde dei telescopi spaziali wmap e planck). Dopo 7 anni di osservazione Stephen Feenrey, che guida l’equipe ha individuato 4 tracce di variazione di temperatura di forma sferica. Partendo dall’ipotesi che ogni universo sia simile a una bolla, quindi di forma più o meno sferica, questi dischi potrebbero essere l’impronta lasciata da due universi che sono entrati in collisione tra di loro.

 

In tempi più recenti Michael Sarrazin e l’equipe dell’università di Namurri hannop provato a produrre il comportamento dei neutroni, particelle dell’atomo (l’universo, la materia, e quindi tutti noi, siamo fatti di atomi) dopo averli rallentati raffreddandoli, e rinchiusi in una piccola bottiglia magnetica. Hanno osservato che nel momento in cui decadono, come tutte la particelle, guardandoli  lentamente si potrà osservare cosa succede: se, per esempio scompaiono in un’altra dimensione. Proprio nella rapida scomparsa dei neutroni, secondo i ricercatori, potrebbe nascondersi il passaggio ad un altro universo: cioè i neutroni non decadrebbero, ma passerebbero ad un’altra dimensione. Grazie al fatto che in questa “bottiglia magnetica” i neutroni vanno molto più lentamente si potrà osservare come si comportano quando decadono.

 

Esiste poi un’altra teoria, chiamata Teoria delle stringhe sulla composizione dell’universo, della materia in generale, quindi di tutti noi. Partendo dal presupposto che  la materia è fatta di atomi, che a loro volta sono fatti di neutroni e protoni, particelle piccolissime, che sono fatte da particelle ancora più piccole detti quanti, i quanti sarebbero fatti di stringhe, che si comportano come corde di violino e emettono delle oscillazioni di energia che danno vita ad altre particelle diverse, come fanno le corde con le diverse note. Generano così infiniti big bang di energia che a loro volta generano universi in serie infinita.

 

La domanda che sorge spontanea è: come funzionerebbero questi mondi? Il cosmologo Max Tagmark li descrive così: tutti questi universi sarebbero come bolle contenute in un enorme maxi universo. Tutti sarebbero “prove” di universi adatti a generare la vita, e quello in cui viviamo sarebbe proprio quello con le giuste condizioni. Ogni bolla inoltre genera al suo interno altre bolle, come fossero le facce di uno stesso dado lanciato su un tavolo: anche se ne esce una, le altre 6, nascoste, esistono comunque.Questi universi rappresenterebbero realtà parallele, doppioni di situazioni e persone che si comportano in tutte le maniere possibili. Quindi si presuppone che quella che viviamo è la realtà migliore tra tante e l’universo migliore tra tanti, e che proprio gli altri universi e le altre realtà, delle prove venute male, assicurano l’esistenza del nostro, il migliore.