Fin dall’antichità l’uomo ha dovuto cacciare gli animali selvatici per procurarsi il cibo, fino a che non scoprì le prime tecniche per l’allevamento degli animali e per la coltivazione. Da quel momento egli iniziò a vivere sedentariamente, ossia non fu più costretto a spostarsi continuamente per seguire le proprie prede, bensì poteva contare su una dimora fissa e, quindi, su un importante progresso storico: l’uomo divenne più indipendente, meno vincolato dall’ambiente circostante. Così nacquero i primi nuclei abitativi, che si svilupparono successivamente in villaggi, città e stati fino a raggiungere l’attuale assetto geografico. È importante notare come l’uomo in questo progressivo sviluppo, con il progresso della tecnica e della medicina, riuscì a sottrarsi parzialmente a quelle che erano le leggi naturali che prima lo limitavano.
Al giorno d’oggi, il mare e il cielo non sono più degli ostacoli, in quanto possiamo nuotare come pesci e volare come uccelli, o meglio, siamo riusciti addirittura a superarli in quelle che erano le loro abilità peculiari. Si può quindi affermare, senza ombra di dubbio, che l’uomo si sia evoluto nel corso degli anni, sebbene questo abbia comportato effetti collaterali non indifferenti, quali l’estinzione di molte specie diverse di animali e di vegetali, avvenuta spesso per via indiretta, attraverso la modifica o l’inquinamento dell’ambiente. Chiaramente questo processo è tuttora in atto e, sebbene siano stati presi vari provvedimenti per la protezione delle specie a rischio, ha ancora dei risvolti gravi e conseguenze talvolta peggiori.
Dal momento che viviamo tutti sullo stesso pianeta, condividendone le risorse, e che apparteniamo quindi ad un unico ecosistema terrestre, siamo l’un l’altro condizionati da ciò che accade ai nostri coinquilini. Normalmente sentiamo parlare del ‘cerchio della vita’ e della circolarità dei processi biologici, tra i quali la famosa catena alimentare. Possiamo vedere quindi l’estinzione di varie forme di vita come la rottura di questi anelli della catena e, quindi, con l’affievolimento di questo grande meccanismo, che tutti comprende, con conseguenze terribili sul modo di vivere di ogni singolo essere vivente. Si può notare come l’uomo abbia sempre manifestato la tendenza a padroneggiare i vari elementi naturali che lo circondavano, a cominciare dal fuoco, e con il passare del tempo questo maneggiamento si è trasformato in sfruttamento. Questo sfruttamento delle risorse, nonostante i vari effetti che ha avuto sul clima, molti dei quali irreversibili, non accenna a fermarsi, anzi aumenta sempre di più quasi come se lo slogan fosse “utilizziamo tutto ciò che possiamo finché ne abbiamo la possibilità”; come se fossimo nel rush finale di una gara di atletica e dovessimo utilizzare al meglio le ultime energie rimaste. Però questo modo di ragionare non presenta molta lungimiranza, ma è un evidente esempio dell’egoismo umano, che tende ad abbuffarsi voracemente al banchetto delle risorse messe a disposizione dalla natura e a lasciare il conto da pagare al tavolo. Ma a pagare il conto saranno i nostri figli o i figli dei nostri figli o i loro discendenti, fino a che, prima o poi, si andrà in bancarotta. Ebbene sì, non si può sfuggire all’infinito alle proprie responsabilità; per questo è nostro dovere fermarci o, perlomeno, ridurre drasticamente l’effetto che le nostre azioni hanno sul resto del pianeta. Dal momento che è quasi impossibile tornare indietro, il nostro nuovo motto dovrà essere “salviamo il salvabile”; dobbiamo proteggere ciò che ci circonda e preservare la biodiversità, poiché la convinzione che ci debba essere una specie più forte che deve prevalere, questa sorta di competizione tra le specie, è solamente illusoria, in quanto si tratta di una vera e propria coesistenza. Questo fenomeno collettivo garantisce equilibrio perché ogni specie ha un ruolo determinato in questo macro ecosistema. Se vogliamo quindi preservare la natura, per evitare di incorrere in un futuro funesto e apocalittico, dobbiamo rinunciare a molti dei privilegi che attualmente abbiamo e dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini nell’ottica di un futuro migliore, per poter lasciare il nostro “alloggio” a chi verrà così come l’abbiamo trovato noi: ospitale.
Negli ultimi giorni la NASA ha dichiarato di aver scoperto nuovi pianeti con caratteristiche simili alla Terra, in un sistema non molto lontano dal nostro (circa 39 anni luce). Chiaramente a queste dichiarazioni sono seguite molte speculazioni, prima tra tutte quella di una nostra possibile colonizzazione in un futuro non molto lontano. Probabilmente con un adeguato progresso tecnologico potrebbe essere un’alternativa valida, ma non vorrei che avesse avuto un effetto negativo, in quanto potrebbe essere usata come scusante per le nostre azioni, poiché si potrebbe pensare che avendo altri pianeti a disposizione, noi possiamo sfruttare deliberatamente ciò che rimane, e una volta terminato, trasferirci. Il fatto di sentirci giustificati ci svincolerebbe dalle responsabilità delle nostre azioni, andando di fatto a peggiorare la situazione. Ora non resta che vedere se l’uomo sarà in grado di controllarsi o se annegherà nello stesso brodo che lui ha prodotto, prosciugando ciò che aveva a disposizione, ossia una sorta di gallina dalle uova d’oro.

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