Il benessere degli animali deriva dall’equilibrio del nostro pianeta. Leggendo la Lista Rossa dell’IUCN ci rendiamo, amaramente, conto di quanto la Terra versi in una condizione di squilibrio, visti i preoccupanti dati sulle specie animali in via di estinzione. 875 specie estinte, 5210 specie a rischio estinzione critico, 7781 specie in pericolo generico, 11316 specie vulnerabili dal 1500 ad oggi. I dati sono spaventosi e dovrebbero far riflettere tutti sull’era che stiamo vivendo, sull’uomo killer a cui importa ben poco dello star bene di mammiferi o anfibi. Benvenuti nell’era, così definita da geologi e biologi, dell’”antropocene” in cui cambiamenti territoriali e climatici dipendono in buona parte dall’uomo e sempre di meno dalla natura. Ciò non solo comporta i pericolosi cambiamenti climatici di cui siamo ormai abituati a parlare come se non ci riguardassero minimamente, ma anche, in questo caso, l’estinzione di un gran numero di specie animali. Distrutti gli habitat, spianati con la ruspa e riempiti di cemento, morti gli animali. Costruito il parcheggio, abbattuti gli alberi. Non stiamo parlando di animali di cui non abbiamo mai nemmeno sentito il nome: basti pensare che in Italia sono in pericolo di estinzione lo storione, la gru, la volpe, la lontra, il rospo e le giraffe. Nomi e musi noti a tutti, non parliamo della lince, ma delle giraffe. Le giraffe sono passate nel corso di 30 anni da 155.000 esemplari a 97.000. Qualcuno potrebbe dire: sì, ma a noi cosa interessa delle specie protette? La risposta ci è data dal sito del WWF, che dal 1961 difende gli animali in via d’estinzione con programmi di protezione mirati: “L’impatto della perdita di specie e delle estinzioni non va sottovalutato in termini biologici, ma neppure economici, e culturali. Animali come la tartaruga marina, l’elefante, il gorilla, e la tigre rappresentano un importante valore ecologico, simbolico e spesso spirituale, ma molte altre rappresentano per le popolazioni di tutto il mondo anche una fonte di reddito e di cibo.” È nostro dovere comprendere di non essere i soli a questo mondo e ricordarci di proteggere la natura per proteggere noi stessi da disastri come l’estinzione di migliaia di specie uniche o l’inquinamento ambientale. Questo mondo non è il nostro, ma di chi verrà dopo di noi: è nostro dovere permettergli di poter giocare con una tartaruga marina, di amare la Terra e non di maledire le violenze che i propri avi hanno perpetrato nei confronti del pianeta.

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