Eh già! Ormai, con l’aumento delle nuove tecnologie – soprattutto quelle portatili – sono aumentati anche gli incidenti associati ad esse.
Tra tutti gli apparecchi ed accessori innovativi, i più temuti sembrano essere gli auricolari, capaci (ovviamente solo se male usati) di arrecare danni sia ai proprietari, sia a coloro che vi vivono attorno.
Come sappiamo, in altri Stati sono in funzione chiare leggi che limitano o proibiscono l’utilizzo di questi apparecchi in alcune situazioni abituali (per esempio, mentre ci si sposta con l’auto o con la bicicletta). E, a detta di molti, sembrano addirittura funzionare!
Quindi, la domanda che un po’ tutti si pongono è: non sarebbe un bene se anche in Italia si istituisse una legge al riguardo?
Personalmente, sarei più propensa a dire “no, non serve” e “possiamo benissimo ‘arrangiarci’ da soli”, ma si sa: non tutte le persone hanno certe accortezze!
Capisco perfettamente il fascino e l’utilità di tenere gli auricolari ad un volume abbastanza alto (migliore qualità dei suoni, più coinvolgimento nel brano musicale o nella conversazione, ecc.) ma, d’altra parte, non mi capacito della poca diligenza ed accortezza che molta gente manifesta quando si tratta di guidare (bici/macchina) o di camminare vicino alla strada.
Bisogna ricordare che alzare troppo il volume delle cuffiette, oltre a recare danni all’apparato uditivo, riduce concentrazione, velocità dei riflessi e reattività. Dunque, senza essere necessariamente per strada, possiamo correre innumerevoli pericoli.
Ritornando alla domanda essenziale, ovvero “Dovrebbero esserci leggi sull’utilizzo degli auricolari?”, e contando che noi esseri umani siamo davvero poco accorti ed affidabili per certi versi, la mia risposta passa da un ‘NO’ ad un ‘SI’ convinto.
La maggior parte di noi non sembra essere abbastanza responsabile e coerente per darsi freni e regole nell’utilizzo delle cose e gli auricolari, in questo caso, non ne sono che un piccolo esempio.
Per cui, onde evitare (o diminuire) gli incidenti, è meglio che sia lo Stato ad intervenire, cercando di portare i cittadini sulla ‘retta via’.
Come quella frase che dice “Si presume che dove il cittadino manchi, lo Stato compensi”.

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