In questo giorni tutti abbiamo sentito parlare di quello che è successo a Parigi. Due fratelli franco-algerini Saïd Kouachi (34), Chérif Kouachi (32) al grido di “Allah akbar” hanno fatto irruzione nella sede di un giornale satirico “Charlie Hebdo”, facendo una strage dei presenti. Così in pochi istanti sono state spezzate le vite di ben dodici persone e distrutte quelle dei rispettivi familiari. Alla base del folle gesto, l’idea di vendicare la religione islamica, offesa dalle vignette satiriche pubblicate dal giornale.
Non hanno avuto pietà per nessuno. Un’immagine davvero straziante che viaggia sul web e che sicuramente rimarrà impressa nella mente di tanti, è quella in cui si intravede il poliziotto per terra sul marciapiede con le mani in alto in segno di resa,eppure il terrorista non ha avuto pietà per lui, non ha esitato nemmeno un secondo a sparargli a bruciapelo.L’omicidio di quest’uomo condotto con così tanta efferatezza non è da meno rispetto alle crudeltà e alle violenze che si sono verificate nel corso della storia. Tante vite di innocenti sono state spezzate per falsi ideali, tra tanti esempi uno dei più noti riguarda le vittime dell’assalto alle torri gemelle del 2001.
Non è possibile che ancora nel 2015 succedano queste cose,che la follia e l’estremismo di alcune persone possano generare terrore nelle nazioni, anche perché la loro follia non si basa su dei concetti solidi ma solamente su un’interpretazione sbagliata del Corano.
Di certo bisogna fare qualcosa affinché atti come questi non avvengano. Nel nostro piccolo, oberati dalla miriade di problemi quotidiani, ci sentiamo impotenti davanti ad atti così grandi di terrorismo. Solo grazie ai social network siamo in grado di compiere piccoli gesti di solidarietà, di manifestare la nostra rabbia con la condivisione dello slogan “Je suis Charlie”, per sentirci più forti e meno impotenti. Ci consoliamo poi quando apprendiamo che ad alti livelli qualcosa è già stata fatta, come l’iniziativa intrapresa domenica scorsa nella capitale francese, dove si è svolto un corteo diplomatico cui hanno partecipato i capi di Stato di tutto il mondo per rivendicare le vittime delle azioni terroristiche,ma anche per far capire che di azioni terrificanti come quella verificatasi non si ha paura.Ciascuna nazione ha partecipato all’evento parigino per manifestare la propria solidarietà nei confronti non solo del tragico episodio, ma anche della lesione del principio di libera a manifestare il proprio pensiero.
Lo slogan del contesto quotidiano è “Je suis Charlie” e il simbolo che lo rappresenta è una matita, un oggetto che è divenuto metafora della libertà di parola, perché ognuno possa avere la possibilità di esprimere il proprio pensiero senza temere per la propria incolumità.
Oggi comunque, ciò che più genera terrore è la paura di nuovi attentati e quindi la possibilità che in altre città possa accadere quello che è successo in Francia.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account