Gli alberi rappresentano una delle componenti principali del paesaggio, le foreste sono i polmoni del nostro pianeta, ogni singolo grande albero è la città in cui vivono numerose famiglie di uccelli, di scoiattoli, e migliaia di insetti; inoltre per secoli sono stati l’unico combustibile.
Attorno ai fuochi si riscaldava l’uomo preistorico e si proteggeva dagli attacchi dei predatori, sul fuoco cominciò a cuocere il cibo.
Nelle antiche civiltà e religioni l’albero occupa sempre un posto importante, è abitato da divinità o è esso stesso una divinità.
Nella Genesi si parla dell’“Albero della vita”, che è sia fonte principale dell’alimentazione, o portatore di sostanze in grado di guarire certe malattie, o di produrre estasi.
In Egitto il sicomoro e la palma da dattero sono alberi di vita, da cui traggono forza i defunti. Nella tradizione biblica troviamo 1’“albero della conoscenza del bene e del male”, e anche nel Corano troviamo il “Loto del Termine” che significa l’“Albero di Giuggiole” considerato il simbolo del limite supremo oltre il quale la conoscenza umana non può andare. L’albero per molte religioni primitive rappresenta anche l’eternità, l’essere che perde le foglie e muore ogni inverno per rinascere in primavera.
Insomma ogni popolo ha elaborato nell’antichità tutta una serie di riti religiosi incentrati sugli alberi, ed ha attribuito a questo o quell’albero tutta una serie di significati collegati allo scorrere della vita, al culto dei defunti o addirittura gli ha dato un significato cosmico, assumendolo a simbolo dell’universo.
Eppure nei cieli delle varie civiltà l’albero non compare. Le costellazioni portano nomi di animali o di esseri umani, e anche dopo la scoperta del cielo australe, in era non più mitologica ma dominata dalla nascente tecnologia, a varie costellazioni si assegnano nomi di macchine.
I grandi alberi secolari sono dei veri e propri monumenti naturali, la cui bellezza e maestosità non ha niente da invidiare alle grandi opere umane, quali le piramidi egiziane o quelle erette dalle antiche civiltà sudamericane, gli elaborati templi indù, o le severe cattedrali della cristianità.
Purtroppo sempre ci si dimentica dell’importanza che hanno le grandi foreste nel rigenerare l’aria che respiriamo, nel combattere l’eccesso di anidride carbonica, nel rendere il clima più fresco d’estate, nell’impedire lo smottamento dei terreni, nell’offrire rifugio a migliaia di specie animali, che proprio in conseguenza dei disboscamenti selvaggi, dell’avanzare del cemento e dell’asfalto, vedono ridursi continuamente i loro habitat e finiscono per estinguersi.
Quei cittadini che non hanno mai pensato all’importanza degli alberi, possono rendersene facilmente conto, quando camminando d’estate per le vie dove l’asfalto si liquefa, incontrano una zona alberata, un giardino, un viale.
Bastano pochi metri per sentire la differenza fra la zona asfaltata e quella alberata.
Ecco perchè le nostre città dovrebbero essere molto più ricche di alberi, di verde, e non sacrificare ogni spazio libero, cementificandolo, riducendolo a posteggio, ingabbiando nel cemento le radici degli alberi, che lo sollevano nello sforzo di sopravvivere e respirare, ma finiscono per intristire e seccare.
Il verde cittadino è un prezioso patrimonio di cui non ci si rende conto, lo si lascia deperire, non si sostituiscono gli alberi morti, si potano spesso in maniera selvaggia forse per inesperienza degli operatori o più probabilmente per favorime gli interessi, vendendone la legna.
Una piccola speculazione, certo non paragonabile alle grandi speculazioni edilizie, ma non per questo meno dannosa alla salute di una città.
Dicevo che gli alberi sono dei monumenti naturali. Guardiamone qualcuno, che in inverno si sia spogliato di tutte le foglie.
Ne vediamo l’“ossatura” dei rami. Le strutture più grandi portano strutture più piccole e queste strutture ancora più piccole, e così via, strutture che si ripetono tutte simili le une alle altre e che ci esemplificano quello che intendiamo quando in matematica si parla dei “frattali”.
Guardiamo in primavera lo splendore dei ciliegi, dei susini, dei peri pieni di fiori bianchi quasi ad apparire come coperti di neve, o l’intenso rosa dei peschi; guardiamo le campagne toscane o umbre dove il verde argento dell’ulivo si alterna al verde cupo dei cipressi o a quello più chiaro dei pini.
Li ritroviamo nei dipinti famosi di Filippo Lippi, del Beato Angelico, di Giotto, di tanti altri pittori, e noi siamo fortunati di poterli ancora osservare in natura.
Speriamo che le generazioni future non debbano vederli solo riprodotti nei musei o conservati nei giardini botanici, o peggio ancora come immagini fornite dal computer.
Un mondo senza alberi sarebbe un mondo ben più monotono e povero; quanto sono brutte le città prive di viali, scarse di alberi, senza giardini, e sempre più inquinate.
Eppure ormai da decenni le piogge acide seguitano a distruggere quella che era una delle maggiori foreste europee, la foresta nera, in Germania, mentre i parassiti stanno devastando gran parte dei cipressi toscani, i gas di scarico delle auto minacciano la salute dei più bei viali delle nostre città.
A Firenze i viali di circonvallazione, e il celebre viale dei Colli sono diventati una vera e propria autostrada, percorsi ogni giorno a ogni ora da fiumi ininterrotti di macchine. Villa Borghese a Roma è traversata e tagliata a metà da una strada che autobus e macchine percorrono incuranti di ogni limite di velocità; e gli esempi potrebbero continuare per pagine e pagine.
Se facciamo deperire un albero, se non curiamo un prato o anche un filo d’erba, feriamo e uccidiamo noi stessi.

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1 Comment
  1. martinamaida 5 anni ago

    complimenti, hai scritto davvero un bell’articolo.

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