Con queste parole l’autrice milanese Milly Dandolo (1895-1946) descrive l’albero in maniera dolce e semplice, in occasione della festa degli alberi del 21 Novembre, rendendolo quasi un vecchio saggio dalla barba canuta e lanosa, un po’ curvo e forte d’animo.
M’hanno detto che gli alberi ed i boschi
sono un tesoro della patria mia.
E’ vero, mamma? – E’ vero, sì mio piccolo:
ma sono anche bellezza e poesia.
In effetti non esiste una sola definizione dell’albero, non si può semplicemente aprire il dizionario, andare alla voce “albero” e leggere meccanicamente, per il semplice fatto che questo eterno monumento naturale è stato da sempre legato indissolubilmente all’uomo e alla sua stessa vita, tanto da costituire nel mondo, il polmone di tutta la superficie terrestre. Senza alberi non c’è vita, ma purtroppo, l’insistente fenomeno del disboscamento è la prova che gli uomini sono diventati sordi al grido di milioni di ettari di foreste che ogni anno vengono strappati via con la violenza per erigere edifici, costruire strade, impiantare giganteschi centri commerciali. Solitamente, non ci si sofferma molto a pensare sulle conseguenze degli “albericidi”, ma la natura non perdona facilmente un torto così grave, che rimbalza contro l’uomo stesso, a partire dall’effetto serra, dalla desertificazione, dalle frane, fino all’aumento incontenibile di CO2, la diminuzione di irraggiamento solare e la sottrazione di risorse per le popolazioni indigene.
Fortunatamente al disboscamento si può (si deve) rimediare col rimboschimento, oggi necessario come mai, se solo vogliamo continuare a vivere su questo pianeta; la gravità della situazione in cui vacillano molti esemplari arborei ha avuto una risonanza così ampia, che di questo argomento si è fatto anche uno dei fulcri principali durante la conferenza sul Clima di Parigi, durante il quale si è fatto dell’albero l’alleato principale contro le emissioni di anidride carbonica sulla terra.
Ma gli alberi, questi senatori a vita nodosi, ruvidi e imponenti come un tempio, hanno assunto anche ruoli centrali, persino religiosi o apotropaici in molte popolazioni: per esempio, tra le tribù Celtiche, rappresentavano sia il ciclo della vita, sia le tre parti del “tutto” sintetizzate in un unico essere (le radici che si insinuano nel sottosuolo, il tronco che si erge potente sulla terra e la chioma selvaggia che si alza nel cielo), di conseguenza, piante e arbusti rivestivano il ruolo di protettori dei nuovi nati, di “bisnonni” tutori della discendenza celtica; nell’Ellade antica addirittura si possedeva una concezione poetica e sublime dell’albero, si credeva infatti che entro la superficie ruvida e severa delle querce vivessero delle ninfe stupende, le driadi, e per questo era espressamente vietato reciderne una, salvo in determinate occasioni, e soltanto dopo aver provveduto con rituali appositi celebrati dai sacerdoti; anche esemplari più “modesti” come il pioppo erano sacri nel mondo antico, perché si era convinti che la bella ninfa Leùke, pur di non sottostare alle prevaricazioni amorose di Ade, padrone degli inferi, chiese agli dei di essere trasformata in una pianta, nello specifico un pioppo bianco, preferendo una morte luminosa a una vita eterna di sottomissione.
Se solo imparassimo a portare quel tanto di rispetto che basta agli alberi e a tutta la natura, così come facciamo con gli uomini, la terra ci ripagherà con i dolci e succosi frutti della gratitudine, con una vita più duratura, con un’aria più pulita e un mondo molto, molto più verde di quanto possiamo immaginare.
Federica Maria Rotulo

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1 Comment
  1. diste 5 anni ago

    Ciao federotulo dalla redazione I Carbo…idrati!
    Ancora una volta ti devo fare i conplimenti per l’introduzione del tuo articolo,

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