Basta un titolo accattivante e sbam, si ha il pieno di cick e like sui social. Ecco come nasce “la bufala”, una notizia gonfiata o inventata di sana pianta, nonché una finta news diffamatoria spacciata per vera capace di diffondersi sul web a macchia d’olio. Oramai le informazioni mediatiche vengono generalmente considerate “fonti attendibili” poiché si prende come vero tutto ciò che è ci è inculcato dalla stampa, dalla televisione e dal telegiornale.
Una verità non è tale soltanto perché è detta dalla Tv, tutto ormai può essere contraffatto.
Il “bufalaro”, cioè colui che divulga le cosiddette bufalate, parla per sentito dire e agisce per il proprio tornaconto, speculando sull’ignoranza altrui. Come difenderci da queste bufale? Semplice. Come diceva John H. Newman: la verità si propaga per ragionamento, il pregiudizio per ripetizione, dunque verificare che l’articolo in questione sia frutto di ponderazione. Inoltre basta guardare con occhio critico e dubitare di ogni fonte, anche la più conosciuta. La miglior difesa? Un sano scetticismo.

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