La società del ventunesimo secolo ha reso l’uomo sociale in un modo diverso: egli infatti interagisce con gli altri individui con mezzi differenti, più efficienti sulla lunga distanza, ma che perdono la peculiarità dell’essere diretti tipica della comunicazione verbale. Questo accade quando permettiamo al mezzo tecnologico di fare da intermediario tra noi e chi ci “ascolta”. Dunque, questa mancanza di visione diretta, tipica di telefoni cellulari, personal computer, social network su qualsiasi piattaforma e chi più ne ha più ne metta, implica una sorta di ambiguità dovuta al fatto che non si possa guardare negli occhi, osservare la gestualità del corpo e la minima facciale dell’interlocutore, perdendo quindi il significato “nascosto”, velato, quello che non traspare dalle parole stesse ma dal modo in cui vengono pronunciate. Per colmare questa mancanza si è ricorso ad una rappresentazione grafica delle emozioni e delle sensazioni, che in qualche modo mirano a sostituire questa carenza: le emoticon, anche detto emoji (questi ultimi al maschile). Ed ecco che subito possiamo rappresentare la nostra gioia, la nostra tristezza, il nostro pianto e la nostra infatuazione per mezzo di una tastiera. Quando però il problema sembra essere stato risolto grazie all’innovativa “emotività virtuale” (che di emotivo ha solo il nome), ci accorgiamo che gli emoji nascondono una grande ambiguità dovuta al fatto che non sempre alla digitazione e invio di una faccina sorridente corrisponda davvero una risata (per dare un esempio). Una recente ricerca ha dimostrato che il mondo tende a rappresentare con le emoticon il modo in cui vorrebbe sentirsi, quello che vorrebbe realmente essere, non proprio il modo ideale di essere onesti. Ed ecco che nonostante la società sia piena di problemi che ogni giorno insorgono sempre più, la faccina più usata è quella dello smile. Innovazione o rovina? Ognuno ha la sua opinione, ma non si può negare che il fatto che si sia riuscito a dare capacità di esprimere “emozioni” ad un automa sia qualcosa di davvero innovativo.

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