Il muro che divideva Berlino, e l’Europa in zona d’influenza statunitense e sovietica, nel periodo della guerra fredda, fu fatto costruire dal governo della Germania est, per impedire la fuga dalla Repubblica democratica verso Berlino ovest.
La razza umana cerca sempre il modo per infrangere le regole, nel caso dei muri, di scavalcarli. Circa 5000 persone sono riuscite a scappare da una parte all’altra del muro; i primi a scappare furono proprio gli operai che lo costruivano, poi s’iniziarono a scavare dei tunnel che portavano dall’est all’ovest, fino a trovare stratagemmi sempre più complessi per oltrepassarlo. La voglia di libertà che insisteva nelle menti degli abitanti di Berlino est si andava accumulando, e il 9 novembre 1989 il muro fu abbattuto. La goccia che fece traboccare il vaso fu la risposta alla domanda del giornalista Riccardo Ehrman, che era corrispondente Ansa presso Berlino, sulle nuove norme di viaggio. La risposta del portavoce delle Repubblica Democratica Tedesca, fu che ci sarebbero state delle immediate facilitazioni di viaggio. Così i tedeschi orientali si precipitarono alle frontiere e le attraversarono, iniziarono anche, simbolicamente, ma anche realmente ad abbattere il muro a colpi di piccone.
La data in cui fu distrutto il muro, è sicuramente l’inizio della riunificazione della Germania e dell’Europa. La domanda che questo giornalista italiano fece, è il simbolo che le piccole cose fanno la storia.

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