Uno dei tanti problemi che la società odierna deve affrontare è quello dell’inquinamento; in questo caso si parla, nello specifico, del serio danno che, negli ultimi decenni, la plastica sta compiendo, in particolare per il nostro sistema marino.
Da molto tempo si parla di come l’uomo stia mettendo a rischio la vita degli oceani, della loro popolazione in particolare. I pesci infatti stanno risentendo delle tonnellate di materiale inquinante che stiamo gettando, forse inconsapevolmente, in mare. È la plastica a fare da protagonista e, in particolare, i sacchetti di plastica sono risultati essere la maggiore causa dell’inquinamento. Questi sono la causa dello sterminio di diverse specie di animali come cetacei, tartarughe, pesci e uccelli marini i quali, attratti dai colori e dalla forma di queste buste o scambiandole per cibo, le ingeriscono, o restano intrappolati in esse. Secondo l’Unep e l’Agenzia di protezione ambiente svedese di 115 specie di mammiferi marini, 49 sono a rischio intrappolamento o ingestione di rifiuti marini. Le tartarughe, scambiando i sacchetti per meduse, li ingeriscono e soffocano; in diversi cetacei trovati morti, spiaggiati lungo le coste di diversi continenti, una volta svolta l’autopsia sulle loro carcasse, sono stati trovati fino a un chilo di sacchetti di plastica nello stomaco.
Stiamo distruggendo l’ecosistema marino, se si continuerà su questa strada, non ci sarà più vita nel mare, scompariranno dalla Terra, in modo irreversibile, milioni di specie animali.
Basti pensare che si sono addirittura creati dei veri e propri vortici di plastica, come il Pacific Plastic Vortex, dove milioni di tonnellate di rifiuti si sono concentrate sulla superficie del mare fino a creare un’area uniforme estesa, si stima, fino a qualche milione di chilometri quadrati.

Si pensa sempre che non dipenda da noi, semplici cittadini, che l’inquinamento sia causato da grandi multinazionali, fabbriche, colossi industriali ecc; quando invece non è del tutto vero. Più della metà dell’inquinamento mondiale è proprio causato dai rifiuti domestici, frammenti di plastica, e altro, che finiscono poi in mare. Infatti, molto, possiamo fare tutti noi, semplicemente impegnandoci di più nella raccolta differenziata. Il problema è che in primo luogo, siamo tutti poco consapevoli e coscienti dei danni reali che stiamo causando al nostro pianeta, al nostro mare, non ci interessiamo fino in fondo al problema, ma piuttosto si tende spesso a girarsi dall’altra parte, aspettando che gli altri facciano qualcosa.

Per riuscire a cambiare la direzione verso cui si sta andando, è necessario inventare nuovi metodi di smaltimento, cambiare il modo di confezionare i prodotti, eliminare tutti gli imballaggi superflui e sostituirli con materiali riciclabili, incentivare le persone a rispettare l’ambiente. Dovrebbe anche essere attuato un piano di educazione civica, volta proprio al rispetto dell’ambiente, rivolto a tutte le età, non solo per le scuole, dato che sembra che i giovani siano in realtà più consapevoli rispetto alle problematiche ambientali, in confronto alle generazioni precedenti. Attraverso un piano programmato, ponendo scadenze da rispettare, e con molto impegno è possibile migliorare la situazione in cui vertono oggi gli Oceani, rallentando, se non bloccando, la distruzione del 71% del nostro pianeta.

0
1 Comment
  1. biond0 12 mesi ago

    Non trovo corretto il fatto che riprendiamo argomenti gi

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account