Il nostro ambiente è a rischio, e a noi non potrebbe importare di meno. Che si parli di riscaldamento globale, di deforestazione, desertificazione o, come in questo caso, dell’abnorme quantità di plastica che inquina i nostri mari, ne siamo completamente disinformati o comunque desensibilizzati a riguardo.
Questi due aspetti sono ovviamente strettamente correlati tra di loro, e dunque non si può pensare che la nostra bassa sensibilizzazione sia causata da un eccessivo bombardamento di campagne e notizie riguardanti il problema dell’inquinamento. La disinformazione e il nostro menefreghismo sono due facce della stessa medaglia, e pertanto per debellare una bisogna occuparsi anche dell’altra e viceversa.
Per quanto riguarda specificamente la tematica dell’inquinamento dei nostri mari, già dalla polemica sull’introduzione dei sacchetti per la spesa riciclabili con il loro relativo costo si evince quanto noi italiani siamo ignoranti al riguardo. Non si è compreso che l’adozione di questa normativa, che era stata precedentemente stabilita dall’Europa oltretutto, era appunto mirata alla salvaguardia delle specie marine tramite l’implemento del riciclaggio e la riduzione dei materiali che compongono i normali sacchetti di plastica.
Da questo semplice esempio si evince come sicuramente una campagna di sensibilizzazione verso i rischi e lo stato della problematica potrebbe essere molto d’aiuto come primo passo nella risoluzione del problema.
Tuttavia, si sta già tentando in altri modi di trovare una soluzione, come il Plastic Buster dell’università o i piani d’azione dell’UE. Questi progetti però non possono ovviamente essere strutturati su base mensile o anche di pochi anni, poiché ovviamente per dare una svolta ad una tale situazione c’è bisogno di molto tempo. Ciò nonostante, nel frattempo noi possiamo fare la nostra parte cercando di informarci e diffondendo ciò che già sappiamo, in modo da non ostacolare con la nostra dilagante ignoranza il processo di miglioramento che è stato intrapreso.

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