“Prima il liquido freddo che mi investe e poi il fuoco. Le ustioni mi hanno cancellato il volto ma sono salva ed ora per me inizia una nuova vita.” Chi parla è Suad, una donna Palestinese, la quale, all’età di diciott’anni, rimane incinta, causa un amore clandestino. Il padre, furibondo, la condanna a morte e il cognato le getta addosso della benzina per poi darle fuoco. Ma Suad riesce a salvare se stessa e il bambino e in seguito fugge in Europa.
La sua storia, raccontata nel romanzo autobiografico “Bruciata viva”, non è diversa da quella di molte, moltissime donne Pakistane, Bengalesi, Indiane e Afghane, vittime di amanti orgogliosi e prepotenti, uomini così indignati del rifiuto delle loro promesse spose -o delle loro famiglie- da sfigurarle per sempre, gettando loro addosso acidi forti, cambiando i loro lineamenti, “vendicandosi” del torto subìto, trasformandole in orrori viventi.
Ad oggi, nel solo 2015, in India, le cosiddette “donne acidificate” ammontano a 215 e la loro vita ha dovuto subire una svolta radicale: il non poter essere autosufficienti nelle mansioni più elementari, i malfunzionamenti di organi interni, la mancanza della propria autostima, il terrore di uscire di casa, l’abbandono dei propri parenti, aprono inevitabilmente una voragine sotto i piedi di queste donne (o addirittura ragazze, adolescenti!), che vedono l’unica via d’uscita solo nella morte. Non sono rari i casi di suicidio di donne sfregiate dall’acido per colpa della follia del “maschio padrone” e anche adesso, in questo preciso istante, la pelle di decine di ragazze si sta sciogliendo sotto la potenza dell’acido o molte di loro stanno cadendo nella più profonda disperazione. Uno dei casi più recenti è quello della quindicenne Dolly, Indiana, anche lei “bruciata viva” dall’acido gettatole in pieno volto dal suo ossessivo “amante” di ventiquattro anni, solo perché lei non riusciva più a tollerare le sue pressanti avances. Se tutto questo lì non è disumano e folle è perché la donna è già un esserino di nulla significanza a priori: basti pensare che in questi luoghi, quando nasce una femminuccia, “è una disgrazia, una maledizione, un disastro per la nostra famiglia e il nostro onore!”, direbbe qualsiasi padre rinchiuso nei propri rigidi e grigissimi schemi mentali.
Fortunatamente, nell’Occidente, la percentuale di donne sfigurate dall’acido è molto bassa, ma anche qui, in Italia, abbiamo l’esempio di una donna coraggiosa, che non si è lasciata ghermire dalla morsa della depressione: Lucia Annibali, sfregiata dall’acido che le ha gettato l’ex fidanzato una sera, quando lei, ignara di tutto, stava rientrando a casa da una giornata di lavoro (svolgeva la professione di avvocato). Fortunatamente la giustizia ha fatto il suo intervento, condannando l’aggressore a vent’anni di carcere.
A dire il vero, però, a queste donne non basterebbero mille ergastoli per questi folli: per colpa loro, la vita delle “acidificate” annega nelle loro stesse lacrime o si getta da un palazzo. Come si possono fermare questi soprusi? Quanta pelle ancora deve sciogliersi sotto la follia omicida degli “uomini-criminali”?
La risposta è molto semplice, il difficile è applicarla: occorrono da subito una più rigorosa regolamentazione della vendita degli acidi, degli interventi più aggressivi da parte delle ONG (le Organizzazioni Non Governative) nelle nazioni più problematiche, associazioni e circoli (come l’emergente Sheroes Hangout Café), nei quali ragazze e donne sfigurate e “diverse”, possano sentirsi belle e a loro agio, per ritrovare in tal modo la voglia di vivere e dedicarsi alle proprie passioni, che, altrimenti, sarebbero rimaste sepolte sotto macigni di disperazione, solitudine e depressione.
Vorrei che questo non fosse un articolo in cui la donna debba essere una creatura da compiangere, perché vorrei farvi riflettere su un punto: il pensiero comune vede l’uomo come il sesso forte e la donna come quello debole, ma se così fosse, il forte avrebbe bisogno di arrecare dolore al debole?
Ovviamente no, perché le donne sono forti e gli uomini questo lo sanno, perciò le temono. Sono menti libere, creative, passionali, a cui stanno stretti i rigidi confini religiosi e sociali ai quali le costringono i loro mariti, i fratelli, i padri. Le donne sono forti ed è per questo che si ribellano. Valgono più di quello che pensano e quando ne saranno completamente consapevoli, saranno loro a gettare acido sul cuore marcio di uomini spregevoli come i loro aggressori.
Federica Maria Rotulo

Commenti
  1. adolfina 7 anni ago

    Devo farti i miei complimenti per il tuo metodo di scrittura! Molto scorrevole e incalzante. Mi ha fatto molto piacere leggere il tuo articolo. Ho notato che “elogiavi” il mondo occidentale per la sua bassa percentuale di “acidificazione” delle donne, purtroppo devo smentirti dicendo da fonti certe che la violenza sulle donne in Europa

  2. stier2015 7 anni ago

    Ho apprezzato molto il tuo articolo e devo dire che il tuo modo di scrivere

  3. bibix 7 anni ago

    Ciao. Sono d’ accordo: le donne valgono molto pi

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

    Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2022 osservatorionline.it

    Effettua il login

    o    

    Hai dimenticato i tuoi dati?

    Crea Account