Non solo in India, Pakistan, Bangladesh. Ogni anno, più di 1500 donne vengono sfregiate con l’acido, in tutto il mondo. La lista dei Paesi dove succede è lunga e include anche l’Italia. La violenza non finisce dopo l’aggressione. Le vittime degli attacchi vengono relegate ai margini della società, e non tutte riescono a sostenere il peso dell’emarginazione. La strada per arrivare a tutelare le donne è ancora lunga. Intanto ci si può, e si deve, indignare. Il problema degli attacchi con l’acido contro le donne è globale. Sfigurare una donna con l’acido significa cancellare la sua identità e infliggere un dolore senza fine: è un crimine di immensa disumanità che non ha nulla a che fare con la civiltà moderna. Di esempi ne abbiamo molti come Le donne di Isfahan, città dell’Iran centrale, che non possono sentirsi tranquille e libere nemmeno dentro all’abitacolo della loro automobile; nella città iraniana stanno infatti circolando i cosìddetti “motociclisti moralizzatori” che a suon di secchiate di acido in faccia, fanno capire alle donne musulmane che è sbagliato mettersi male il velo, anche se si è da sole nella propria auto. La donna, nonostante gli enormi passi avanti, continua ad essere sfruttata, sottovalutata e picchiata. Questo avviene perché mancano dei concetti base come il rispetto, la dignità e la libertà. La donna mette al mondo vite, quindi interiormente forte e con un alto livello di sopportazione, ma allo stesso tempo vulnerabile per la sua minuta ed inferiore fisicità. Purtroppo credo che sia difficile far cambiare l’attuale situazione anche dopo la creazione di diverse associazioni che vanno contro questo fenomeno essendo paesi molto rigidi dal punto di vista morale…

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2021 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account