Dal Pakistan all’India, dal Bangladesh alla civilissima Europa, il fenomeno delle donne sfigurate dall’acido é sempre più diffuso e terrificante. C’è chi viene sfigurata per essere punita, chi per “errore”, chi perché viene considerata un “peso”, chi perché eccessivamente ribelle; le donne vittime di violenza sono sempre di più non solo nei Paesi notoriamente meno evoluti, ma anche nei civilissimi paesi europei, Italia compresa. Distruggere una vita è semplice: Acidi altamente corrosivi sono facilmente disponibili sul mercato. La donna viene usata, strumentalizzata, sfigurata, offesa ed infine gettata. Un essere inferiore, indegno di parola e privo di intelligenza, un oggetto con esclusivo fine ricreativo, una marionetta, una pedina da muovere a proprio piacimento per poi disfarsene. E le donne umiliate e sfregiate sono sempre più non solo nei paesi extraeuropei, così lontani ed apparentemente retrogradi, ma anche in Italia. Le indagini internazionali e non solo rivelano dati spaventosi, ma ancor più terrificante è la consapevolezza che la violenza viene legittimata dal contesto familiare e sociale. La brutalità diviene infatti il mezzo per ricondurre sulla “retta via” colei che ha osato troppo, ma è anche indice di ‘virilità’, come se l’essere uomini dipendesse dalla capacità di fare del male. E se in India le giovani donne subiscono violenze dai familiari o dai pretendenti per aver avuto il coraggio di non accettare una vita imposta da altri, ed ancora oggi si contano sporadici casi di Sati, la nota e terribile pratica funeraria, in Italia il male si annida in modo non molto dissimile sotto le maschere degli uomini “per bene”, dei paladini della giustizia e della legalità. Gli aguzzini sono padri, amanti, mariti, fidanzati: coloro le cui parole parlano d’amore, ma le cui mani lasciano cicatrici. La discriminazione di genere, purtroppo, ha radici negli insani insegnamenti che hanno caratterizzato la storia recente e non. D’altronde siamo il Paese in cui, fino a pochi decenni fa, il concetto di “delitto d’onore” non era estraneo a nessuno; come se una violenza possa essere giustificata… Ma chiunque compia un qualsiasi tipo di violenza, l’onore l’ha già perso da tempo. Ed in molti additano le religioni, come causa contingente della discriminazione: nei più diffusi tesi sacri la figura femminile viene sovente biasimata, e le donne non sono ammesse nelle fila ecclesiastiche. I credi di ogni tempo, certo, hanno una grande influenza sulla fragile mente umana, ma non serve andare così lontano per ricercare le cause di questa malsana mentalità. Basta guardarsi intorno per vederle: le decine, centinaia di donne-immagine. Desiderate per il loro corpo, incise sui manifesti, in rete, sugli schermi televisivi. Prive di personalità, piatte.
In una manciata di secoli abbiamo abbandonato la romantica sublimazione della figura femminile giungendo ad una donna priva di ogni diritto e qualità, violata ed umiliata, spesso un oggetto da possedere. Il reale problema risiede dunque nel concetto di “possesso” dell’essere femminile: come può essere libero un Individuo che è già ‘di qualcun altro’? È necessario educare ad una visione diversa della realtà e dei rapporti umani, ad un pensiero che non concepisca se stesso come onnipotente possessore. Forse alla follia umana non sarà mai posto un argine definitivo, ma può essere combattuta, sradicando le antiche superstizioni.

Commenti
  1. mikyreporter 7 anni ago

    Adoro i tuoi titoli. L’immagine

  2. unanuovaalba 7 anni ago

    Complimenti! Articolo davvero ben scritto!
    Hai usato termini di alto livello ed espresso la tematica senza tralasciare nulla.
    Un articolo sensato, coerente, comprensibile, scorrevole e appassionante! Bellissima anche la riflessione che conclude l’articolo.

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