A soli 15 anni sta diventando un simbolo dell’attivismo contro la violenza sulle donne, Dolly, una ragazza indiana di Agra che a 12 anni è stata sfigurata con l’acido da un ragazzo di 24 anni per aver rifiutato i suoi gesti d’amore. Purtroppo in India questo non è il primo episodio di donne sfregiate poiché si sono ribellate a una vita imposta da altri, anzi, ci sono stati 315 casi analoghi solo nel 2015.
È ben noto che in questo Paese sin dall’antichità la donna è sempre stata considerata inferiore all’uomo, non solo nella società e nell’ambito lavorativo, ma soprattutto nella sfera familiare, dove è sottomessa al padre, al fratello o al marito. L’uomo ha il pieno diritto di ripudiarla o approfittarne con violenze domestiche. La differenza tra i due sessi è così marcata che la maggior parte degli aborti riguarda i feti femmina e le figlie vengono considerate un peso e un investimento non produttivo per la famiglia.
Anche se in Occidente le donne rivestono un ruolo diverso nella società e sono riuscite ad ottenere numerosi riconoscimenti e diritti, questi episodi continuano a verificarsi incontrollatamente anche in casa nostra.
Nella maggior parte dei casi si tratta di fidanzati, mariti, ex- che impongono la propria figura sulla persona che loro ritengono di “amare”. Ma cosa c’è alla base di questa violenza? Che cosa porta gli uomini a compiere tali gesti di follia? La causa di queste violenze, che spesso si tramutano nel cosiddetto “femminicidio”, è ancora la convinzione del maschio di essere il “sesso forte”, di essere superiore e di avere così il potere su tutto, potere che lo autorizza a imporsi, a manipolare o addirittura a porre fine alla vita altrui.
Nel caso degli ex fidanzati, questi vengono spinti da una gelosia che li spinge a un senso di possesso così forte che non riescono ad accettare l’idea che la loro amata possa costruire un rapporto con un altro uomo; preferiscono ucciderla piuttosto che lasciarla a qualcun altro.
In un nucleo familiare futili motivi come un semplice disaccordo portano a tragedie che non raramente si verificano in presenza di bambini innocenti. Rovinare il volto di una donna con l’acido, lasciarle lividi sul corpo o abusare di lei non è amore, fare del mare a qualcuno non è amare, ma voler possedere! Questi uomini non hanno il diritto di essere definiti tali: sono animali privi di senso etico e rispetto, in quanto causano sulle loro vittime non solo ferite fisiche, spesso gravi e permanenti, ma soprattutto psicologiche il cui ricordo tormenta costantemente.
La loro follia causa nella donna disagio interiore, senso di impotenza, umiliazione e perdita della dignità, in quanto non ci si sente più l’unica padrona di se stessa e del proprio corpo. Così, per paura di ritorsioni o per la convinzione che il tempo possa cambiare le cose, le donne hanno paura di denunciare e lasciano che i propri oppressori conducano una vita tranquilla senza essere puniti. Per convincerle e supportarle sono nate associazioni e un numero verde riservato alle loro storie e denunce.
Aiutare le donne vittime di soprusi restituendo loro centralità, stando loro vicine e facendo capire l’importanza di prendere coraggio e denunciare, oltre all’educare i bambini sin da piccoli al rispetto e all’uguaglianza tra i due sessi, è il mezzo più efficace affinché questo “amore” criminale abbia fine e questi animali paghino per la loro spietatezza e il loro egoismo.

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Commenti
  1. wilcadu 5 anni ago

    Ciao dalla redazione di Mywriting
    Complimenti per l’articolo davvero sostanzioso e a tratti un po noioso ma nel complesso il suco del argomento c’era le donne sono il nostro patrimonio e bisogna proteggerle e amarle sempre non segnarle per la vita

  2. miristella 5 anni ago

    L’immagine che hai scelto di inserire con l’articolo

  3. cusumano98 5 anni ago

    In allegato a questo articolo aggiunge una bellissima immagine dei burattini ed una forbice che taglia i fili di questi burattini.

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