Le donne acidificate, coloro le quali vengono sfigurate tramite il getto di acido solforico o nitrico, subiscono non solo danni fisici ma anche morali con il consequenziale abbassamento dell’autostima. Spesso tali donne provengo dalle parti asiatiche del globo dove le tradizioni politico-culturali le sottomettono all’uomo nella scala sociale. Difenderle è un’obbiettivo già prefissato da molti anni, questo viene fatto incitando le donne a denunciare i malfattori che spesso sono i mariti o fidanzati delle vittime. Però si è constatato che, nonostante le numerose denunce, le aggressioni non accennano a diminuire, quindi si pensa che le forze dell’ordine non compiano a dovere il lavoro a loro assegnato. E allora come potremmo difendere queste donne? Facendo vendere l’acido ai commercianti abilitati tramite corsi specifici o licenze abilitanti, un po’ come le sigarette.
Purtroppo la cultura religiosa dei paesi asiatici ha radici profonde come quelle di un salice perciò è molto difficile spiegare agli aggressori che i femminicidi in generale portano solo del male e mai del bene. Perciò la soluzione è attuabile solo in occidente.

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