Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione che dovrà venire
sarà migliore di chi è nato
dalla terra, dal ferro e dal fuoco.
Senza paura
e senza troppo riflettere
i nostri nipoti si daranno la mano
e rimirando le stelle del cielo
diranno: “Com’è bella la vita!”
Intoneranno
una canzone nuovissima,
profonda come gli occhi dell’uomo,
fresca come un grappolo d’uva,
una canzone libera e gioiosa.
Nessun albero
ha mai dato frutti più belli.
E nemmeno la più bella
delle notti di primavera
ha mai conosciuto questi suoni,
questi colori.
Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione che dovrà venire
sarà migliore di chi è nato
dalla terra, dal ferro e dal fuoco.

Questa poesia non è mia; è di un certo Nazim Hikmet, nato a Salonicco nel 1901 e morto in Russia nel 1963. Egli era vissuto in un tempo di guerre –ha assistito a entrambe conflitti mondiali- e aveva molta fiducia nel futuro: sperava che dagli sbagli avvenuti durante le due guerre le persone imparassero. Sperava nella nascita di una generazione “migliore”; ma cosa intendeva per migliore? Probabilmente in una generazione che nascesse senza conflitti, e che non si chiudesse in se stessa, ma si aprisse agli altri con naturalezza; sperava nella nascita di persone che si aiutassero a vicenda e che amassero la vita, che la rispettassero, e non che creassero oggetti contro essa. Forse per arrivare a questi risultati ci sarà bisogno di una buona istruzione, che ci insegni a ragionare da soli e a non credere e cadere in idee sbagliate altrui, però l’istruzione non basta: dobbiamo anche impegnarci noi, perché, se volessimo potremmo creare anche adesso questa nuova generazione, ricominciando di nuovo, scordandoci di tutti gli sbagli, o meglio, con il ricordo come insegnamento, ma senza quei continui pregiudizi e stereotipi che caratterizzano la nostra attuale epoca. Ma la cosa importante è che dobbiamo voler diventare migliori, e il cambiamento per avvenire deve iniziare da noi, non dobbiamo aspettare che inizi qualcun altro al posto nostro.

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