Ha ragione Mauro Corona, scrittore famoso per essere un “selvaggio” abitante dei monti, quando denuncia la crescente distanza tra adolescenti e Madre Natura? A suo parere, i bambini non sanno più da parecchi anni accendere il fuoco o orientarsi in un bosco, mentre conoscono smartphone e computer come il palmo delle proprie mani. Le nuove generazioni, insomma, sarebbero troppo social e non abbastanza green. Proprio scorrendo qualche foto su Facebook o Instagram, però, verrebbe da smentirlo, dato che migliaia di utenti della Rete ogni giorno postano immagini in cui si vantano di essere a correre, di fare trekking, di essere in sintonia con quella che loro chiamano “natura”. Eppure, siamo sicuri che essere a contatto con madre natura significhi aggirarsi in un bosco, con gli occhi fissi sul cellulare, nell’intento di trovare la prospettiva migliore da cui scattare un bel selfie? Ed ecco che bisogna dare ragione a Corona e pensare ai parchetti pubblici, alle zone verdi delle grandi città, alla stessa campagna della periferia: i luoghi preferiti dai giovani di vent’anni fa sono ora quasi deserti, anzi, paradossalmente frequentati da chi cerca una comoda panchina per dare uno sguardo veloce al proprio cellulare. Ovviamente la situazione non è ovunque la stessa, molti sono i gruppi di adolescenti a ritrovarsi per giocare a calcio o pallavolo nei prati cittadini, ma non di certo per recarsi in un bosco o in montagna ad imparare ed osservare qualcosa di nuovo, ciò che Corona vorrebbe infondere ai ragazzi di oggi. Rivolgendosi alle nuovissime generazioni, si vedono sempre meno bambini all’aria aperta, fenomeno ormai più unico che raro: ponendo davanti ad un bambino un tablet ed un pallone, probabilmente la scelta ricadrà sulla prima opzione. Ma la colpa a chi va attribuita? Forse ai genitori, gli stessi che un tempo avevano il dovere e il piacere di accompagnare i propri figli a passeggiare, a divertirsi e a crescere in mezzo alla natura. Tocca riconoscere che “Sì, adolescenti e bambini non sanno più cos’è la natura.”; e per “sapere” non si intende conoscere come si riproducono le piante o quante specie di animali esistono, bensì essere amici del nostro mondo, conoscerlo, amarlo e scoprirlo, in un’epoca in cui si stanno privilegiando aspetti sbagliati, rischiando di perdere le tradizioni importanti.

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