Il mondo digitale ad oggi è decisamente più grande di quello conosciuto e studiato per anni dai
nostri antenati. A questa nuova forma di realtà sarà accompagnato anche un nuovo modo per
descriverla. Così come Aristotele usava l’alfabeto greco per formulare i suoi sillogismi e Pitagora i
numeri per descrivere le relazioni che univano cose e fenomeni sensibili, coloro che comunicano
attraverso la realtà virtuale utilizzano un nuovo tipo di linguaggio nato dalla necessità di trasmettere
stati d’animo più complessi in modo veloce e senza vedere il proprio interlocutore: le emoticon.
Esse sono espressione del nuovo millennio. Sono rapide, intuitive, belle da vedere e accessibili a
tutti, nonché universali. Il mondo moderno è sintesi: abbiamo mezzi velocissimi che ci consentono
di percorrere enormi distanze in tempi impensabilmente brevi; inviamo informazioni in ogni parte
del globo senza sforzo; studiamo i grandi autori della letteratura da testi scolastici che ce li
banalizzano senza mai farci entrare veramente a contatto con i loro testi. Le emoticon sono la
fusione tra innovazione tecnica, che ci abitua ad essere rapidi e sintetici, e pigrizia, che ci rende col
tempo incapaci di formulare pensieri più profondi di uno smile perché non necessari. Quindi ok alle
emoticon per le comunicazioni flash, ma non dimentichiamoci mai della bellezza personale (e non
universale) che può assumere un sentimento descritto con le giuste parole dettate dall’anima.

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