Nessuno può negare che le emozioni che tutti noi proviamo animano in modo inequivocabile la nostra vita.
Se non ci fossero le nostre emozioni, belle o brutte che siano, ogni giorno sarebbe piatto e soprattutto noi
saremmo insensati, quasi morti! Ma nei confronti delle nostre emozioni c’è un problema grande, (che c’è
sempre stato) ovvero il più delle volte non sappiamo di provarle, non le sappiamo gestire, non riusciamo a
manifestarle e a comunicarle. E così in questa epoca in cui la tecnologia la fa da padrone, abbiamo trovato
un modo rapido, semplice per provare a comunicare anche ciò che proviamo e lo facciamo utilizzando le
cosiddette faccine, o emoticon o emoji o come le vogliamo chiamare. Ce ne sono tantissime, e uguali in
tutto il mondo: fantastico! Il problema di come far sapere come ci sentiamo è risolto! Ed io penso proprio
che non sia del tutto così! Non nascondo che è divertentissimo giocare con questi disegnini, lo faccio, lo
facciamo in tanti, quasi tutti. È un gioco, sicuramente, ma credo che nasconda una falsa soluzione ad una
difficoltà: ci vergogniamo tante volte a dire cosa proviamo. Le emozioni sono un tabù, un segno di
debolezza, un’apertura verso l’altro considerata a volte molto rischiosa. Ma la faccina, che il più delle volte è
ambigua perché ognuno la interpreta a modo suo, in relazione al suo stato d’animo, al suo mondo interiore
ci viene a salvare! Questo è quello che pensiamo quasi tutti. E poi vogliamo considerare il fatto “tempo”?
Telefonarci e parlare, o ancora di più incontrarci e raccontarci come ci sentiamo è molto più dispendioso che
inviare un messaggio o un emoticon. Si fa prima…..corriamo tutti, non abbiamo tempo per nulla, per
nessuno , e neppure per no i stessi. E invece io credo che la nostra rabbia, la nostra tristezza, la nostra
felicità meritano tutta la nostra attenzione e il nostro tempo perché sono una parte fondamentale della
nostra vita. Gli studiosi dicono che le faccine che più usiamo parlano di noi e che ormai dobbiamo stare al
passo con i tempi! Questo anche può essere considerato vero, ma forse Ungaretti e Leopardi qui avrebbero
da dire la loro. Probabilmente direbbero che una faccina con mille espressioni per lo più tante volte dubbie
non possono sostituire tutta l’emozione, la storia o l’estro che vengono espresse dalle parole di una poesia o
di una pagina di diario. Come in tutte le cose bisognerebbe avere un sano e saggio discernimento su come,
quando e perché usarle.

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