Oramai esiste un vero e proprio linguaggio, un reale vocabolario alternativo con cui si può comunicare senza alcuna restrizione: le emoticon. Vengono da alcuni fortemente criticate perché si dice che esercitino un effetto negativo sulla scrittura. Sono davvero le cause della mancanza di abitudine al cosiddetto ”bello scrivere”? Presentano così tante differenze dalla scrittura vera e propria?
Nei giovani si è sviluppata la tendenza a scrivere di meno, soprattutto nei messaggi, e ad utilizzare un nuovo linguaggio che permette di esprimere sensazioni e di dire qualsiasi cosa con una semplice faccina; stesso discorso vale per messaggi vocali e per la punteggiatura, entrambi allo stesso modo criticati perché alimentano questo progressivo allontanamento dalla scrittura, dal suo continuo esercizio. Ma in fondo i messaggi sono nati per comunicare rapidamente poche informazioni cercando di essere il più chiari e brevi possibili, quindi perché ci si sconvolge di questo tipo di linguaggio? Non sono necessarie frasi sintatticamente perfette o discorsi stilisticamente ineccepibili, occorre chiarezza e brevitas e l’unico modo per ottenerli è utilizzare questi strumenti (poca punteggiatura, emoticon, messaggi vocali…) che costituiscono di conseguenza un linguaggio alternativo. Il significato di queste 2666 emoticon talvolta può sembrare ambiguo e dar luogo a equivoci ma in fondo non vi è mai così tanta differenza fra il significato reale e quello percepito, anche perché è sempre in relazione ad un discorso o ad un contesto che lo chiarisce ulteriormente.
Nonostante l’illustre appoggio dell’Accademia della Crusca è corretto non sopravvalutare il ruolo e la funzione delle emoticon proprio perché è ovvio che vi sia un’indiscutibile differenza fra loro e la reale scrittura, quella ben organizzata nella struttura, coerente nel contenuto, corretta nella sintassi e scandita da un’adeguata punteggiatura. Non bisogna neanche però biasimare eccessivamente questa forma di linguaggio o colpevolizzare oltremisura le emoticon perché l’esercizio nella scrittura deve essere costante indipendentemente dal numero di faccine nei messaggi che ognuno di noi invia quotidianamente; vi è il tempo per non curarsi della punteggiatura, per mandare un messaggio vocale di tre minuti, per scriver a un amico una frase sconnessa in tutte le sue parti e vi è poi il tempo di scriver un articolo con impegno e coscienza, di costruire le frasi nel modo migliore o di organizzare un discorso che abbia un percorso logico chiaro. Esiste un tempo per ogni cosa. Non possono delle semplice faccine vincolare o addirittura recare danno alla scrittura.
E’ chiaro quindi che scrivere un testo di qualsiasi tipo è notevolmente diverso dalle conversazioni in cui i protagonisti sono le emoticon, c’è uno sforzo maggiore dietro la struttura di un articolo, c’è un impegno più importante dietro l’obiettivo di convincere una persona ad aderire alla tesi che si sta sostenendo e c’è inevitabilmente una partecipazione molto più stimolante dietro la volontà di trasmettere un proprio pensiero attraverso le parole; l’altro è semplicemente un tipo di linguaggio e rappresenta una reale forma di scrittura con le sue convenzioni e con le sue regole da rispettare.
In conclusione quindi si può affermare con certezza che le emoticon non esercitano un effetto così negativo sulla scrittura in quanto costituiscono un linguaggio completamente diverso e autonomo e non sono di conseguenza la causa principale per l’allontanamento graduale dal “bello scrivere” perché l’esercizio di scrittura è totalmente indipendente da questo nuovo linguaggio e non ne viene influenzato, ma d’altra parte è innegabile l’enorme differenza che esiste fra le emoticon e la scrittura vera e propria in cui sono necessari accorgimenti stilistici, contenutistici, logici e sintattici che non possiedono alcuna importanza nel nuovo linguaggio di rete più utilizzato.

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