È ormai da anni che le emoji fanno parte della nostra vita, faccine che rispecchiano i nostri stati d’animo, utilizzate per la messaggistica virtuale. Create intorno all’ormai lontano 1990 si sono evolute con il tempo, sino ad arrivare ad essere oltre 2000. Le emoji divise in diverse categorie esprimono la nostra quotidianità: Possono rappresentare espressioni facciali, animali, cibo, luoghi, azioni, simboli e bandiere. Sono utilizzate ogni giorno da milioni di persone e con il tempo stanno creando un proprio linguaggio, sostituendo così il vecchio modo tradizionale di scrivere messaggi. Le emoji sono nate fondamentalmente per raffigurare emozioni, andando così a risolvere uno dei più grandi problemi dei messaggi: Il fatto che per mancanza di tono si venissero a creare dei veri e propri equivoci. A chi non è capitato di fraintendere un messaggio e sfociare in un litigio? A quanto pare, però, gli equivoci persistono anche con l’utilizzo delle emoji ma meno frequentemente.
Dunque le emoji ci aiutano nell’interpretazione dei messaggi, ma d’altro canto stanno sintetizzando sempre di più la scrittura. Possono dunque costituire un problema per la scrittura italiana? Personalmente non credo che possano essere un problema, anzi sono solo un “di più” offerto dalla messaggistica virtuale. Per quanto riguarda le relazioni tra le persone, invece, costituiscono un problema? Su questo punto ci si dovrebbe soffermare di più perché la messaggistica se sottovalutata può costituire un problema per le relazioni fra persone: Certo accorcia le distanze ma a volte le crea e fin troppo. Tuttavia è un problema della messaggistica virtuale in sé, dell’utilizzo incontrollato di apparecchi elettronici e non dovuto alle emoji.

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