Fin da quando sono nati gli sms (ormai quasi un ventennio fa) ci sono sempre stati problemi legati alla natura del mezzo e alla sua caratteristica rapidità, portando alle volte a fraintendimenti di varia natura e gravità. Durante una conversazione reale noi diciamo ogni frase sapendo di dover comunicare qualcosa che spesso va aldilà del solo significato delle parole utilizzate, che sono infatti accompagnate dai movimenti del viso e da una differenziazione del tono e del ritmo. Scrivendo è sì possibile mantenere il controllo sul ritmo utilizzando la punteggiatura, ma le altre due componenti fondamentali della comunicazione non possono essere espresse a causa del medium utilizzato.
Basta poco per trasformare un’affermazione sarcastica in un attacco personale, proprio perché quest’umorismo conta proprio sul modo in cui le cose vengono dette più che su che cosa viene detto. Per evitare litigi creati da malintesi di questo genere le emoticons rappresentano un grande aiuto in quanto permettono di aggiungere simbolicamente la nostra espressione, rendendo più chiare le intenzioni di chi scrive. Non è un caso che la faccina che piange dalle risate sia la più usata, dato che può sostituire efficacemente il tipico “ahahahah” oltre che essere utilizzata per rendere più chiara la natura scherzosa di un’affermazione o anche per sdrammatizzare. Le emoji sono però capaci di chiarificare le intenzioni di chi le utilizza solo se questo ne conosce l’effettivo significato; mi è personalmente capitato infatti di vedere delle faccine usate a sproposito che compromettevano il significato stesso del messaggio creando più confusione di quanta ne avrebbero evitato.
Occorre ricordare però che in ogni caso, le emoticons sono ausiliarie al contenuto del messaggio, e perciò incapaci di costituire un linguaggio autonomo che possa nuocere al testo scritto. D’altra parte è vero anche che hanno reso più facile trasmettere delle emozioni nel testo, rendendo superflui accorgimenti stilistici che possano trasmettere delle sensazioni più profonde. Sono tuttavia convinto che il loro utilizzo rimarrà relegato alla comunicazione e che quindi entrerà all’interno dell’ambito letterario.

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