Le emoticon sono simboli pittografici, che raffigurano le diverse espressioni del viso e non, divenute famose prima nel 1990 in Giappone e poi nel resto del mondo. In tutto sono 2666 e possono, secondo alcuni, comporre una specie di dizionario inusuale; secondo altri invece, non avranno mai nulla a che fare con la vera scrittura. Si può dire che tutto il mondo promuova le faccine, tra cui l’accademia della Crusca, che ci invita però a stare attenti alle incomprensioni, in quanto ci sono emoticon che vengono scambiate per altre. Personalmente mi è capitato di pensare che il simbolo delle mani unite in segno di preghiera fosse in realtà un ‘batti cinque’ e ancora oggi se ci penso tutti e due i significati ci potrebbero stare. L’ emoticon più usata in assoluto è, secondo alcune indagini, la faccina che ride fino alle lacrime, utilizzata 332 milioni di volte, oppure la faccina con gli occhi a forma di cuore, utilizzata 254 milioni di volte. Anche il presidente dell’Accademia della Crusca ha ammesso di divertirsi a inviare “emoji”, ma dice ancora che secondo lui non debbano essere sopravvalutate e considerate una nuova forma di scrittura. Gli emoticon fanno male alla buona scrittura? Circa un anno fa, trovandomi in libreria, ho aperto un libro a caso scritto da una ragazza di circa diciannove anni e nel libro erano inserite le emoticon. Ero stupita di questa cosa e da qui dico che la risposta è sì, le emoticon sono sopravvalutate e, se sopravvalutate, rovinano la buona scrittura; quindi trovo assurdo inserirle in un libro.

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