Le emoticon, dall’inglese icone delle emozioni, vengono usate, come definisce il vocabolario Treccani: “Per dare un’idea dello stato d’animo del mittente”.
Sono nate il 19 settembre 1982 create dall’informatico statunitense Scott Fahlman, che propose di contrassegnare i messaggi e-mail con marcatori che rendessero più veloce e intuitiva la comunicazione di frasi scherzose o ironiche. Vengono usate per darsi un appuntamento, per iniziare o terminare relazioni amorose, per commentare testi o programmi televisivi. Qualcuno è arrivato addirittura a tradurci libri come Moby Dick di Herman Melville.
Dagli anni ‘80 a oggi, le emoticon composte da punteggiatura e parentesi sono diventate emoji, e vengono usate di continuo in sostituzione delle parole, mettendoci di fronte a una comunicazione iconografica, veloce, intuitiva, adatta all’era digitale.
La comunicazione tra le persone oggi è tornata ad essere in gran parte scritta, soprattutto fra noi giovani, grazie all’avvento di chat, email, WhatsApp, ecc. Sembra però che senza emoticon verremmo fraintesi. Questa pratica è nata con i dialoghi nelle chat testuali dei primi anni ‘90, si è diffusa grazie agli SMS, per arrivare a contaminare la comunicazione nei social media.
Non è un problema di povertà di linguaggio, ma un problema di uso del linguaggio. Molti linguisti usano l’espressione “parlato-scritto” per indicare che la scrittura usata nei social network è in realtà una forma di oralità scritta, ovvero ha le caratteristiche della comunicazione scritta, ma l’uso sociale è simile al discorso orale. Dato che nella conversazione orale ha un ruolo importantissimo l’espressione facciale e corporea, l’uso delle emoticon ha precisamente questo scopo: migliorare il parlato-scritto usato nei social network inserendo elementi emotivi ed espressivi attraverso le emoticon.
Uno studio condotto in Australia ha dimostrato che di fronte a emoticon e a sorrisi reali il cervello reagisce quasi allo stesso modo. Questo significa che le emoticon sono ormai totalmente integrate nella comunicazione scritta via chat. In altre parole, sono una risposta all’esigenza umana di creare empatia nell’atto comunicativo.
Molte volte diventano necessarie, per esempio, quando le persone comunicano tra loro, non scambiano solo messaggi testuali espliciti, ma anche messaggi impliciti usando diverse strategie comunicative, come, per esempio, l’uso delle figure retoriche basate sugli stili comunicativi (come l’ironia, il paradosso).
Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania, afferma: “La scrittura usata nei social network è una forma di oralità scritta”, questo perché ha le caratteristiche della comunicazione scritta, ma l’uso sociale è simile a quello della chiacchiera a voce. Nella conversazione ha un ruolo importante l’espressione facciale e corporea, assente nello scritto. L’uso delle emoticon migliora quindi la comunicazione inserendo la connotazione emotiva presente quando parliamo di persona. Non a caso uno studio di una università americana ha dimostrato che a usare le emoticon sono più le donne, abituate a inserire la componente emotiva in ogni conversazione.
Oggi, oltre il 90% degli utenti della Rete è solito usare emoticon ed emoji. E non è solo un fatto di generazione, assicurano gli esperti. Un’indagine condotta nel 2014 su mille americani ha indicato che soltanto il 54% di chi usa le faccine ha dai 18 ai 34 anni. I restanti sono adulti se non addirittura anziani. Segno che questa forma di comunicazione è più collegata alla personalità che all’età. Emoji ed emoticon, ossia l’uso di immagini o combinazioni di caratteri per esprimere parole, concetti e stati d’animo, sono ormai popolari in tutti i sistemi di messaggistica.
Secondo me, sono di grande utilità e praticità, in particolar modo, nel mondo giovanile; infatti, molte volte con un’unica icona esprimiamo al destinatario il nostro stato d’ animo; non sono affatto banali, rappresentano le nostre emozioni e possono evitare malintesi, possono comunicare quello che noi trasmettiamo con il linguaggio del corpo, visto che la comunicazione digitale è priva di una componente emotiva.

0
1 Comment
  1. Osservatore 3 anni ago

    Ciao, ci siamo resi conto che il tuo post

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account