L’Italia è un paese democratico, in cui sono pressoché assenti forme di censura (almeno manifeste e
regolarizzate) come in molti altri paesi. Infatti esistono realtà in cui vi è molto meno capacità di
espressione; vengono in mente i paesi in via di sviluppo dell’Asia, Medio Oriente o Africa, ma il
problema non riguarda esclusivamente queste zone.
Ci nazioni stati che limitano moltissimo la libertà di parola dei cittadini, le quali sono però avanzate
e potenti. Una di queste non è molto lontana da noi: parlo infatti della Russia. Il governo fortemente
conservatore e nazionalista ha censurato nel 2017 più di 110 mila pagine internet considerate
inappropriate, evidentemente insoddisfatto dal solo possesso della maggior parte delle reti
televisive. Per non parlare poi delle numerosissime produzioni cinematografiche, letterarie o
persino videoludiche che non varcano i confini del paese.
Se il razzismo, la discriminazione religiosa o l’omofobia sono tematiche di cui l’Italia parla
timidamente, la Russia non ne parla affatto, o comunque, non in maniera diretta. Infatti si limita
invece ad incoraggiare l’atteggiamento opposto a quello che intende criticare, senza però tirare in
causa i temi specifici. Un esempio di questo è l’atteggiamento utilizzato nei confronti
dell’omosessualità, non se ne parla in maniera apertamente diffamatoria, si tiene invece a
sottolineare che l’unica condotta è quella etero; non l’unica corretta, l’unica esistente, portando di
fatto ad una discriminazione verso chi non la condivide.
Gli effetti di questa politica sono visibili sulla parte di popolazione che sente propria l’ideologia
portata avanti e riversa il suo astio su tutti coloro che non la rispettano causando grave situazioni di
emarginazione sociale. In questo modo quelli che non corrispondono al modello fornito dallo stato
stanno buoni senza che la nazione debba intervenire direttamente. Non molto tempo fa è stato
scoperto in Cecenia, una regione membro della confederazione Russa, un campo di concentramento
per omosessuali (o presunti tali) in cui questi venivano imprigionati e torturati, il presidente
dell’area Ramzan Kadyrov ha commentato l’accaduto in maniera raggelante: « Nella nostra società
cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza
bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella
nostra società». Questo è sì un caso davvero estremo, ma dice molto sulla gravità della situazione.
Se risiedessi in un paese in cui vi è pesante censura e avessi voluto pubblicare questo articolo su una
testata di rilievo probabilmente non mi sarebbe stato permesso. Ritengo la libertà di espressione un
diritto inalienabile e sono molto grato a quel qualcuno che ha combattuto per ottenerlo.

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