Partendo dal presupposto che dal momento in cui siamo
nati, siamo stati dotati di ragione, intelletto, pensiero e
parola, si dimostra che per ognuno di noi sia lecito dire e
pensare ciò che si vuole. Nel singolo, appare molto
semplice pensare ad una libertà di parola, ma dal
momento in cui viviamo in una collettività quotidiana, il
tutto appare più difficile. Mettere d’accordo vari pensieri,
confrontarsi, discutere, non è da tutti ma lo dobbiamo far
diventare per tutti per una convivenza pacifica e risoluta.
Perciò lo scopo dello Stato in cui viviamo è la libertà, così
che ogni individuo possa pensare ed esercitare la propria
mente; naturalmente appurato che non può avvenire che
la pensino tutti allo stesso modo, rimane difficile pensare e
creare un mondo nella pace, perciò dal momento in cui ciò
che non può essere vietato, va permesso, e nascendo così
vari inconvenienti come: l’avarizia, l’invidia, l’ubriachezza;
ed essendo questi inconvenienti tollerati, a maggior
ragione va concessa la libertà di giudizio la quale viene
considerata una virtù e di conseguenza non merita e non
deve essere repressa. Supponendo che ci sia la possibilità
di reprimere tale libertà, questa legge non potrà mai
impedire che gli individui non pensino ciò che essa non
vuole, perciò ne seguirebbe che gli uomini continuerebbero a pensare una cosa mentre ne dicono un’altra, il che non sarebbe moralmente e fedelmente
corretto, e porterebbe solo ad un odio e un principio di repressione di cui lo Stato potrebbe solo che risentire.
“Perciò l’organizzazione politica deve consentire all’uomo
di vivere in pace e sicurezza affinché possa mediante la
ragione affrancarsi dal dominio alle passioni e cooperare
con i suoi simili alla realizzazione di una sempre più
compiuta vita sociale. È assurda la pretesa del potere
politico di imporre ai sudditi determinate condizioni, perciò
lo Stato che lo fa nega la sua ragion d’essere.” (Cit :
Spinoza)
Se allora, da quanto diciamo ogni uomo dovrebbe avere
tale libertà, sicuramente di conseguenza dovrebbe anche
essere tutelato, invece molto spesso non è così e non lo è
stato nemmeno in passato.
Socrate, fu processato per accuse come empietà e
corruzione quando in realtà il vero problema era la paura del
suo pensiero, “
Ma è giunta, ormai, l’ora di andare, io a morire, voi
a vivere”;
Ipazia, una delle più grandi filosofe della storia,
non era cristiana e perciò fu uccisa dai cristiani, Galileo
Galilei, costretto ad abiurare, Giordano Bruno condannato
al rogo. Nessuno dovrebbe mai rinunciare alla propria vita
per quanto detto, studiato e pensato, eppure fin dall’antichità c’è sempre stata qualche censura, sperare nell’evoluzione è un passo azzardato in quanto più progrediamo più crediamo certe cose siano state sbagliate, ma sicuramente una di queste non è la libertà di parola, privare qualcuno della possibilità di dire qualcosa è la cosa più sbagliata che ci possa essere, e chi abusa del potere per fare ciò non è un vero presidente ma un dittatore.

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