Le emoticon o faccine, sono riproduzioni stilizzate di quelle principali espressioni facciali umane che esprimono un’emozione, realizzate usando combinazioni di caratteri.
Vennero inventate nel 1990 in Giappone dalla DoCoMo e venivano rappresentate con l’unione dei semplici simboli della punteggiatura; oggi, con lo sviluppo tecnologico, abbiamo almeno un pittogramma per ogni emozione.
Questa geniale invenzione è stata un punto di svolta sia per il linguaggio che per la scrittura; infatti possiamo affermare che nel loro complesso costituiscono un vocabolario alternativo.
Abbiamo un totale che ammonta alle 2666 faccine e sono presenti in più di sei miliardi di conversazioni al giorno; sono la lingua più utilizzata in rete e sono apprezzate proprio per la loro semplicità.
Addirittura la faccina che ride fino alle lacrime è usata 332 milioni di volte mentre la faccia con gli occhi a forma di cuore ben 254 milioni; per non parlare delle cifre esorbitanti di tutte le altre icone.
Riguardo alla loro diffusione, si sono sviluppate idee differenti.
Per alcuni sono un simbolo di retrocessione in quanto imitano una forma di comunicazione primitiva come quella usata dagli egizi con i geroglifici.
Per altri vanno tenute sotto controllo in quanto scrivere sarà sempre diverso dal mettere le faccine.
Tuttavia è del tutto oggettivo che hanno creato un nuovo linguaggio e un nuovo modo di scrivere e senza alcun dubbio sono amate dalla maggior parte della popolazione.
Addirittura sono state promosse anche dall’Accademia della Crusca che però ha ribadito di fare attenzione alle incomprensioni. Infatti secondo molti sarebbe facile sbagliare usando un’emoticon per l’altra, tanto che lo stesso presidente dell’accademia ha commesso questo errore.
Oltre agli aspetti positivi, abbiamo però anche delle sfaccettature più negative che potrebbero peggiorare la situazione.
Queste icone non vanno sopravvalutate e considerate come una nuova dimensione sociale perché va sempre mantenuta una netta separazione fra la vecchia lingua e questo nuovo modo di comunicare.
Infatti il rischio sarebbe proprio quello di una semplificazione del linguaggio e dell’oblio del buon scrivere e del buon parlare.
Quindi di fronte alla domanda se le emoticon costituiscano un bene o un male per la scrittura, dobbiamo fare diverse considerazioni.
Sicuramente è stata un’invenzione fondamentale per lo sviluppo della comunicazione tramite i social network.
Infatti grazie ad esse possiamo rendere più divertenti i nostri discorsi, accentuare le varie emozioni e far capire meglio all’interlocutore ciò che si prova.
D’altro canto, se la situazione ci sfuggisse di mano, si verrebbero a creare diversi compromessi.
Infatti i giovani di oggi sono già criticati perché si dice passino troppo tempo incollati ai telefonini e preferiscano parlare in maniera virtuale piuttosto che uscire e vedersi dal vivo.
Quindi con un abuso delle emoticon anche una conversazione virtuale verrebbe nettamente semplificata e in casi estremi potrebbero addirittura non essere più necessarie le parole o peggio ancora il discorso in generale.
Ovviamente queste ipotesi sono fatte per esagerazione; ma è sempre meglio prevenire che curare.
In conclusione credo che queste faccine siano oggetto di divertimento e amplificazione del nostro umore e quindi qualcosa di positivo per la scrittura; tuttavia, principio fondamentale, è che non ci sia un tale abuso di emoticon che porti ad una semplificazione e riduzione dell’odierna lingua scritta e parlata.

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