L’argomento più trattato da molti anni a questa parte è “la tecnologia” e, sicuramente dietro le spalle di essa ci sono i giovani i quali ne fanno un uso sproporzionato. In media lo strumento di comunicazione più usato è il nostro cellulare, che portiamo sempre dietro, non lo dimentichiamo mai e in più, dentro abbiamo tutti i nostri dati personali quindi viene anche usato come ‘magazzino’. Il mezzo di comunicazione più comune adesso per contattare qualcuno è ‘whatsapp’; l’app internazionale più usata da giovani e non solo. Il tema proposto infatti da Gianluigi Schiavon è “le emoticons”, faccine che esprimono tutto il nostro stato d’animo, ciò che stiamo facendo e ciò che proviamo. Tutte insieme sono 2666 e costituiscono il nostro ‘vocabolario alternativo’. Le emoticons nascono nel 1990 da una società di comunicazione giapponese. Ovviamente, come ogni cosa, anche esse possono ingannare e far capire un significato al posto di un atro poiché, nel momento in cui noi scriviamo, pensiamo qualcosa e mettiamo la faccina appropriata ma non sempre chi è dall’altra parte del telefono riesce a comprendere il giusto significato di quest’ultima e sorgono incomprensioni.
Ormai le emoticons vengono usate molto più di quanto noi usiamo l’italiano infatti, la maggior parte delle volte, per fare veloce, preferiamo rispondere con una semplice faccina, e magari far capire anche male ciò che noi intendiamo, piuttosto che sprecare due secondi in più e scrivere. Alcune ricerche hanno svelato che esse compaiono almeno 6 milioni di volte nelle conversazioni e la maggior parte delle volte, specie se si parla di ragazzi che usano whatsapp come ‘essenza di vita’, quella delle emoticons viene definita una vera e propria ‘lingua moderna’ utilizzata in rete. Fare uso di quest’ultime è un buon metodo sicuramente per risparmiare del tempo ma nello stesso momento si dovrebbe farne un corretto uso per poi non arrivare a significati opposti.

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