Fin da quando è iniziato il fenomeno dei cellulari e più nello specifico dei messaggi, sono iniziate a circolare con essi le cosiddette “faccine”, o “emoticon”, che, inizialmente, non erano altro che segni di punteggiatura composti e abbinati in modo tale da creare un’espressione facciale stilizzata.
Un tempo i messaggi non includevano la possibilità di inviare con essi emoji, gif, foto, ecc. perciò per renderli più divertenti o semplicemente più espressivi si ricorreva alla punteggiatura.

L’inventore delle prime faccine, antenate delle emoticon moderne, è Scott Fahlman, un informatico e professore che, per distinguere i messaggi seri, da quelli scherzosi o ironici, aveva unito i due punti, il trattino e la parentesi, creando la prima emoticon, definizione che si formò unendo le parole ”emotion” e “icon”. Fahlman in realtà non aveva alcuna intenzione di creare un nuovo linguaggio e non aveva neanche immaginato che la sua idea avrebbe poi portato a un fenomeno diffuso su scala mondiale. Quando infatti sono arrivati i computer nelle case di tutti, il fenomeno è davvero esploso; non erano più solo i ricercatori amici del professore ad esprimersi con le emoticon da lui create, ma tutto il mondo.

Più tardi con la rivoluzione digitale, le tecnologie si svilupparono, così come migliorarono le interfacce grafiche. Nell’ultimo anno del secolo scorso, infatti, un giapponese, dipendente di una società di telecomunicazioni, lancia le prime 176 emoji; si ispira ai manga, ma anche ai cartelli stradali per creare piccole icone, molto semplici e stilizzate. Da quel momento le emoji sono diventate in linguaggio dei messaggi, quello più veloce e intuitivo che usiamo quotidianamente.

Il creatore delle emoticon però si trova nettamente in disaccordo sull’utilizzo spropositato delle emoji; dice di preferire le grafiche, secondo lui infatti, c’è una grande differenza di creatività tra il creare delle espressioni facciali utilizzando la punteggiatura, e scegliere, molto più banalmente, tra delle emoji già confezionate. Il timore di Fahlman è che le immagini arrivino a sostituire del tutto la lingua scritta, e ciò senza dubbio sarebbe un rischio e una perdita di proporzioni inimmaginabili.

Sembrerebbe quasi che si stia quindi tornando indietro, che la società possa abbandonare la scrittura per tornare a un linguaggio visivo fatto di simboli, di immagini. La scrittura è stata possibile grazie all’evoluzione dell’uomo, alle sue capacità e necessità; la sua importanza è basilare per la nostra vita e per la comunicazione tra gli esseri umani.

Se si arriverà a fare un uso esagerato delle emoji e si inizierà a ridurre, a scarnificare la lingua scritta, si avrà un impoverimento culturale abissale.
Già ora è evidente come sia diventato difficile esprimersi per messaggi senza utilizzare le emoji; quando questo avviene il messaggio viene percepito come freddo, distaccato, come se l’altro non volesse in un qualche modo trasmetterci le sue emozioni.
Il problema delle emoji è che stanno velocemente riducendo la nostra capacità di far trapelare le nostre emozioni senza far ricorso ad altro al di fuori della scrittura.
È indubbiamente difficile far venir fuori delle emozioni, dei sentimenti, o delle reazioni nei messaggi, visto che il loro scopo è quello di trasmettere un’informazione in poco tempo, o comunque di creare una comunicazione quasi istantanea, e quale strumento migliore delle emoji?
Finchè le emoji resteranno precluse nell’ambito dei messaggi, secondo me il rischio per la scrittura vera non c’è, credo che una persona che abbia studiato, avuto una formazione adeguata sarà comunque in grado di scrivere in modo chiaro e preciso, nei momenti in cui sarà necessario. Anche perchè non credo sia possibile che le emoji riusciranno a sostituire del tutto le parole scritte, poiché è semplicemente impossibile riuscire a comunicare un pensiero, un discorso elaborato, o minimamente complesso utilizzando unicamente delle immagini. Se provassimo infatti a scrivere un testo fatto solo di emoji, qualcuno lo interpreterebbe in un modo e qualcuno in un altro, poiché in fondo sono delle immagini, e in quanto tali, ognuno in esse può leggerci il significato che vuole, in particolare ci sono delle emoji che possono essere facilmente confuse, il cui significato può venire interpretato in modo sbagliato.
Le emoji sono solo un linguaggio immediato di comunicazione, che in quanto tale tralascia tutte le sfumature di significato e che non potrà mai sostituire la vastità e la grandezza della vera lingua scritta.

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