In un regime democratico la libertà di parola garantisce l’espressione di ciò che si pensa e anche
l’ascolto di ciò che le altre persone pensano. Alla libertà di parola si deve aggiungere la libertà di
pensiero, ovvero il diritto di sviluppare il proprio modo di pensare, non condizionato dalla volontà
delle persone circostanti. Sin nell’antica Grecia ovvero la libertà di pensiero e di parola venivano
specificate attraverso il termine parresìa, perché in Grecia dire ciò che si pensava era un diritto di
ogni cittadino. Perciò questo diritto, in quanto attribuito a qualsiasi cittadino, non prevedeva il
conferimento anche agli schiavi e agli stranieri perché considerato come una garanzia che
proteggeva il sistema dalla tirannia e dal dispotismo. Tutti i cittadini greci possedevano la libertà di
esprimere tutto ciò che pensavano grazie ad uno stato democratico che dava l’opportunità della
libertà di discussione e di critica delle situazioni e degli eventi non funzionanti presenti all’interno
della polis. I limiti predisposti dovevano sussistere perché un utilizzo errato del diritto di parola e di
pensiero poteva deteriorare il sistema democratico, ovvero l’ente che l’aveva prodotto. Ciò
nonostante, molto spesso ci si ritrovava di fronte ad accuse che portavano al silenzio attraverso
l’esilio, o sorte ben peggiore la condanna a morte come avvenne al filosofo Socrate. Purtroppo
ancora tutt’oggi la libertà di pensiero e di parola, che sono norme civili stabilite dalla Dichiarazione
universale dei diritti dell’uomo, non vengono assicurate in tutto il mondo; ad esempio in un regime
autoritario questi dritti sono costantemente infranti perché se una persona possiede la libertà di
parola può analizzare, giudicare, accusare e obiettare chi è al potere, ma tutto ciò infrange i valori
di qualsiasi regime autoritario. Per fare alcuni esempi, in Corea del nord, in Cina, in Vietnam, in Iran
e in Arabia Saudita chi assume senza il permesso il potere decisionale di parola produce la
repressione da parte della supremazia governativa, tramite la sospensione delle voci dei
presupposti rivoluzionari. Se da una parte troviamo paesi in cui viene vietato di esprimere ciò che
si pensa, d’altra parte troviamo ogni tipo di opinione di dominio pubblico a causa dei social media
che rendono divulgativo qualsiasi tipo di pensiero alla comunità mondiale. In Italia pur avendo in
vigore l’articolo 21 della Costituzione, siamo veramente disposti ad avere e far avere la libertà di
parola? Non penso che ogni cittadino italiano abbia la possibilità di esprimere ogni suo pensiero, o
meglio noi cittadini non diamo l’opportunità a chi ci circonda di manifestare o esporre un proprio
concetto perché subito andiamo a criticare ciò che viene meno nella nostra mente, privando l’altro
della possibilità di chiarire un determinato concetto. Sono del parere che non esita una consistente
libertà di parola ma solo una sua concezione di pensiero che porta scompiglio all’interno della
società.

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