Il termine “murales” deriva dalla parola “muro” e nasce nei primi anni del ‘900 in Messico dopo la rivoluzione messicana. Inizialmente erano pitture che rappresentavano fatti reali e con il passar del tempo si sono trasformate sempre più in arte “personale” in cui il pittore racconta qualcosa di sé. Molti di questi graffiti sono anonimi ma sicuramente si è sentito parlare almeno una volta di Keith Haring: un muralista newyorkese che grazie a colleghi italiani creò a Pisa una delle sue opere più importanti “Tuttomondo”.
In realtà non tutti sono bravi come lui, ma c’è chi ha voglia di esprimersi. Generalizzando, questi artisti di strada sono stati chiamati vandali perché, di questi tempi, c’è gente che imbratta le pareti, le macchine e i parchi con vernice, bombolette spray ed altro materiale utile per comporre graffiti. È giusto generalizzare? No! Non è giusto, perché a Milano, ormai da una decina di anni, sono state dedicate ai writers (gli artisti dei graffiti) da parte del comune milanese, delle pareti da pitturare, su cui i VERI artisti possano sfogarsi. Questo fu un gesto molto apprezzato che anche molte altre città imitarono. Ciò sta a significare che non tutti sono vandali e c’è chi è riuscito a dare uno spruzzo di colore a qualche via grigia milanese. Nel rispetto della legge e dell’ambiente, non si può dire che i graffiti non siano arte. Anche degli scarabocchi possono essere pieni di significato ma non è stato ancora trovato un modo per esporre nel rispetto di tutti questi simboli. Purtroppo queste aree dedicate ai murales, in diverse città, non bastano e come dall’ inizio, nelle zone più povere dei paesi, si verificano maggiori atti vandalici, simbolo di ribellione e di libera espressione. Uno di questi atti è appunto il murales, stereotipato delle aree ghettizzate. L’arte non deve essere bloccata o negata perciò, a mio parere, queste zone di malcontento in primis dovrebbero essere riorganizzate perché potrebbero contenere vere e proprie opere d’arte e non solo simboli mancanti di significato. In queste aree povere sono stati trovati i migliori calciatori, i migliori studenti e chissà? Magari anche il futuro rivoluzionario dei graffiti.

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