Passeggiando lungo qualche quartiere di Berlino, Zurigo, Amburgo o Firenze s’incontrano. Sono grandi come una casa o piccolissimi – quasi difficili da vedere. Sono vivi, spiritosi, comici o seri, sinceri e provocatori. Davanti ad alcuni forse ci fermiamo fascinati e con profondo rispetto, mentre altri li descriviamo come un imbrattamento della nostra città. Da alcuni sono chiamati graffiti, per altri sono scarabocchi. Forse dipende anche da dove li troviamo: un graffito sul Muro di Berlino ci può piacere molto; la stessa immagine trovata sulla nostra porta di casa però forse non ci delizia più. Sostengo anch’io che non è giusto dipingere la proprietà di altri senza permesso.
Talvolta però forse la strada è l’unica possibilità per gli artisti giovani di essere percepiti, l’unico posto in cui possono esprimere quello che pensano.
Lo speciale della “Street art” secondo me è che ogni graffito contiene un messaggio. Un messaggio che per l’autore è così importante da immortalarlo sui muri della città, da rischiare una multa. Qualche volta probabilmente si formano opere molto personali, piene di convinzione. I disegni rispecchiano i sentimenti e i pensieri degli artisti. I graffitari ci portano il museo all’aperto, in mezzo alla città, alla vita quotidiana.
Per me ogni graffito è come un silenzio, urlato per farsi sentire. Passeggiare nelle città piene di “Street art” è sempre un’avventura. I graffiti ci raccontano la loro storia della città.

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