I media riportano costantemente notizie sui migranti ovvero persone che provengono da altri paesi, costretti a fuggire da guerre, da persecuzioni, da luoghi dove non si sentono a casa, al sicuro, e vedono l’Europa come una speranza di salvezza per iniziare una nuova vita. Purtroppo sono più i morti di quelli che riescono ad arrivare nelle coste italiane e salvarsi. Circa 300 persone, pochi giorni fa, sono annegate nel tentativo di raggiungere l’Italia.

Il Mediterraneo ormai sta diventando un vero e proprio cimitero di uomini, donne, anziani, e bambini innocenti. Forse se quelle maledette guerre civili in Libia terminassero, non ci sarebbe più bisogno di lasciare il proprio paese, avventurandosi in un viaggio senza sicura destinazione.

Oltre al gran numero di morti, un altro problema è quello delle migliaia di migranti che sono ormai stipati in centri malamente attrezzati, come la tensostruttura di Porto Empedocle e l’affollatissima palestra di Reggio Calabria.

Decine sono le imbarcazioni che continuano lo stesso ad arrivare stracolme di migranti, i sindaci sono disperati e le associazioni di volontariato sono impegnate allo stremo e non sanno più dove metterli. Stiamo arrivando al punto che i migranti stanno diventando più dei cittadini italiani. Non c’è paese o città che non ne sia piena.

Il problema dei migranti dovrebbe interessare tutti i paesi dell’Europa e non solo l’Italia.

Cosa fanno di concreto tutti i governi europei?  Dove sono finiti i principi di solidarietà, di  condivisione della responsabilità?

Credo che i paesi europei dovrebbero evitare le catastrofi che succedono ormai ogni giorno; è loro dovere impedire che il mar Mediterraneo diventi un pozzo di sangue.

Ancora forse non si ha ben chiaro che l’immigrazione non è solo un problema del ministro dell’Interno italiano, ma è una grande questione strategica di politica estera e internazionale non solo dell’Europa ma anche di tutta la comunità mondiale.

In aggiunta a queste stragi, c’è anche l’orrore della guerra di religione tra cristiani e musulmani; infatti, dodici ragazzi nigeriani e ghanesi sono stati uccisi a calci e pugni, colpevoli solo di essere cristiani. Fatti del genere oltre ad indurre alla riflessione, provocano tanta rabbia perché non è giusto maltrattare dei compagni imbarcati in un viaggio di speranza alla ricerca di un po’ di serenità.

Sono convinta che per impedire che altre persone innocenti rischino la vita, dovrebbero esserci più controlli sui mari; bisognerebbe incentivare i soccorsi e dare maggiori aiuti comunitari per assicurare una vita e un futuro migliore ai nuovi arrivati.

 

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