La punteggiatura scandisce, definisce, regola un testo ed è persino in grado di cambiare il senso di una proposizione. Vero? Vero! Ci sono voluti secoli per raggiungere la chiarezza linguistica attuale, inserendo man mano quei segnetti dall’immenso potere tra una parola e un’altra, permettendo una lettura decisamente più espressiva e completa. Ma ora, in Inghilterra, si è imposto di bandire l’uso del punto esclamativo dalle scuole elementari, allo scopo di limitare gli effetti negativi dell’uso pervasivo dei SOCIAL sulla scrittura dei più piccoli e di difendere la proprietà di linguaggio. Che il lessico o lo stile siano in continuo mutamento è ovvio: basta confrontare un testo anche soltanto del secolo scorso per rendersene conto. Ben diverso è, però, considerare le regole grammaticali, che andrebbero maggiormente rispettate anche nel caso dell’italiano: certi messaggi o post vari sui social sono veri e propri insulti al nostro idioma, dagli errori nel coniugare i verbi all’uso dei pronomi. È vero che l’utilizzo degli innovativi mezzi di comunicazione tecnologici costituisce una straordinaria opportunità, ma l’accortezza di digitare correttamente è davvero il minimo. Oltre che irritare chi conosce la grammatica, questi errori nuocciono pure agli stessi autori, che rischiano di perdere pian piano la capacità di scrivere bene, qualità essenziale tra l’altro nei rapporti di lavoro. La proposta inglese, però, potrebbe acuire il distacco tra lingua dei social e quella grammaticalmente corretta imposta a scuola, che risulterebbe innaturale e forzata, mentre quella dei social peggiorerebbe ancora. Un provvedimento molto più sensato sarebbe dedicare maggiore attenzione allo studio della lingua, della letteratura, della grammatica per comprenderne le origini e i giusti usi. Così, lo studente colmerebbe le indifendibili lacune dello stile Whatsapp.

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