La scrittura corretta è diventata un optional: grazie agli sms e ai social, la nuova tendenza è dimenticarsi la grammatica ed affidarsi ai dispositivi tecnologici che si preoccupano di correggere gli errori al posto nostro. Tra emoticon e punti esclamativi ovunque, il mondo è divenuto certamente più esaltante che mai, ma allo stesso tempo più finto ed illetterato. Ma che fine ha fatto la fiducia nel ruolo guida della cultura e della conoscenza al vertice della società? A volte sembra quasi di sentire le lamentele dei vecchi poeti di un tempo che, non potendo far altro, si rivoltano nella tomba. Qualcosa ha tentato il Ministero dell’Istruzione inglese, emanando una legge che vieta l’utilizzo del punto esclamativo nelle scuole elementari, ad eccezione di particolari circostanze. Anche questa volta, le lamentele non sono mancate, soprattutto da parte dei professori che ritengono questi provvedimenti una punizione più per gli insegnanti che per gli studenti, data la difficoltà nell’applicarli. Nella fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni, i bambini si trovano in un periodo in cui hanno fantasia da vendere e devono imparare ad esprimerla in modo chiaro e grammaticalmente corretto, dunque vietare alcuni segni di punteggiatura invece di insegnare come e quando usarli, sarebbe un grave errore. Il problema delle nuove generazioni sta per lo più nella modalità della scrittura, che deve restare rispettosa delle regole e della natura delle parole, per cui prevenire su qualche punto esclamativo non cambierà di molto la situazione. Per quanto riguarda la situazione italiana, la nostra lingua è tra le più belle al mondo: cambiarla e modificarla non aiuterà i giovani ad apprenderla, ma al contrario stravolgerà una cultura che certo non ne ha bisogno. La scuola è la via migliore per imparare ad esprimersi, poi spetterà a noi decidere se tenere fede al nostro patrimonio o rovinarlo.

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