Hashtag, social network, community, selfie, multitasking: Il linguaggio della rete è nuovo, ibrido e complesso. È cambiato il modo di rappresentare la realtà, di comunicare e di esprimersi, grazie soprattutto all’introduzione dei social network nelle nostre vite. I social hanno, infatti, trasformato l’uso e la concezione del linguaggio e della grammatica, che sono diventati in breve il linguaggio e la grammatica della rete, con le sue regole e le sue licenze. I cambiamenti epocali hanno sempre generato profonde trasformazioni anche nel linguaggio di un popolo: le parole cambiano, si trasformano, cadono in disuso o rinascono, e la nostra mente si adegua a queste trasformazioni, adeguando i propri pensieri alla nuova lingua. Così è avvenuto con la scrittura, con la stampa ed infine con la rivoluzione dei social network, che hanno connesso in un attimo l’intero mondo in una stretta ed inestricabile rete, invischiandolo in un universo di vantaggi e svantaggi, di regole e pericoli.
La comunicazione digitale, tuttavia, non è ancora stata pienamente metabolizzata, né ha raggiunto la propria stabilità. È necessario infatti insegnarla, comprenderla, renderla libera dagli eccessi e regolamentarla, rendendola commestibile per tutti gli utenti. La mente, così, acquista qualcosa ed allo stesso tempo perde qualcosa, abituandosi al nuovo modo di comunicare che inevitabilmente influisce sui nostri stessi pensieri e sullo stesso messaggio che vogliamo comunicare. Cambia così radicalmente il nostro modo di esprimerci e, talvolta, non sempre volge nel migliore dei modi. Cominciamo ed esprimerci più con immagini che con parole, attraverso emoticon e gif animate, ostinandoci ad abbreviare qualsiasi parola, anche la più breve, adottando fantasiose tecniche di scrittura sintetica, giungendo ad abbreviare persino le esclamazioni e le emozioni con un acronimo. Abbreviazioni he fanno accapponare la pelle ai più intransigenti grammatici e che ci fanno pensare con nostalgia ai tempi del calamaio, eppure la lingua è un essere vivente in continua evoluzione nell’ambiente in cui prolifera (in questo caso, la società), e come tale è inevitabile che attraversi momenti di “luce” e di “buio”, e che si evolva in modi differenti, talvolta anche in negativo. Dunque mutamento cui assistiamo in questi anni fa parte di una dinamica propria di ogni linguaggio ed è assolutamente naturale. E, soprattutto, non è scontato che ciò sia indice di un imbarbarimento o di un decadimento del linguaggio e della società.
È evidente, tuttavia, come al di là delle considerazioni sulla adeguatezza o meno del linguaggio della rete sia necessaria una regolamentazione della vita sul web e dell’uso del linguaggio, qualunque esso sia, all’interno dei social .
Per usufruire, al meglio della rete, e per difendersi allo stesso tempo dai suoi inevitabili pericoli, è necessario alfabetizzare coloro che si affacciano per la prima volta sull’infinito mondo del digitale e insegnare loro a navigare nel mare tempestoso del web. Le nuove tecnologie offrono infinite possibilità, che tuttavia non devono giungere ad instaurare un caotico stato di natura digitale.
Che sia benvenuta, dunque, l’era dell’hashtag e dell’homo digitalis, degli “omg”, dei “lol” e dei “xkè”, purché una trasformazione di tale portata sia affrontata al meglio per mezzo di una adeguata istruzione che alfabetizzi, regolamenti e civilizzi la rete e chi ne è protagonista.

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