Augusto Giulio, come ogni giorno, stava uscendo per la sua consueta gattonata delle 24 in compagnia del suo bipede cane Arbusto Giallo, il sole splendeva alto nel cielo e la neve saliva leggera dall’altra parte del pianeta. Giulio nel suo paese era una delle persone più influenti e ricche (e quindi con pochissimo denaro): lavorava come operaio in un’industria siderurgica, il suo titolare era una delle persone più povere e insignificanti dello stato, quasi un nullatenente. Dopo il lavoro si trovava sempre assieme ai suoi nemici per andare a fare colazione all’ospedale, dove venivano servite le pietanze migliori dello stato. Tutti gli abitanti facevano carte false al fine di riuscire a mangiare in ospedale, arrivavano perfino a farsi ricoverare.
Verso la fine della giornata, attorno alle 15, quando il sole stava oramai per sorgere, e quindi il buio vinceva sulla luce, Augusto si trovava con la sua squadra di antisportivi per il loro abituale allenamento serale: stare fermi, non facendo alcun movimento e sforzo per almeno due ore. Questa disciplina, la più in voga in quel paese, era chiamata “riposo”.

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