Era una calda giornata di sole, mi stavo preparando, perché presto dovevo incontrarmi con le mie amiche. Camminavo a passo veloce, nel bosco davanti casa mia, facendo ben attenzione dove mettevo i piedi per non inciampare. Per la fretta non mi accorsi che qualcuno mi stesse osservando. Mi ritrovai davanti uno spettacolo agli occhi, un oggetto che assomigliava ad un grande piatto rovesciato. Rimasi impietrita, quando mi sentii sollevare da robuste braccia. Due “uomini” in tuta grigia, e casco da motociclista, mi stavano trasportando verso l’oggetto sconosciuto.
Avrei voluto urlare, ma la paura mi paralizzava e non ebbi la forza di reagire in alcun modo. Mi portarono all’interno e dopo avermi fatto sedere, uno dei due “uomini”, mi disse che non dovevo preoccuparmi, perché nessuno mi avrebbe fatto del male. Ero preoccupata, perché ero convinta di essere stata rapita. Ma quel signore era come se leggesse nei miei pensieri, mi rassicurò, promettendomi che mi avrebbe fatto tornare a casa nel giro di pochi minuti. Incominciarono a parlare di un altro pianeta, a me estraneo. Parlavano la mia lingua, mi raccontarono che da loro non c’erano guerre, non avevamo né poveri e né ricchi, e tutti lavoravano in pace e in fraternità. Non erano venuti sulla terra né per disturbarci e né per spaventarci. Volevano soltanto conoscere il nostro modo di vita, fintanto che non fossimo divenuti un problema per l’intero universo. Qui finì la nostra conversazione, perché dissero che dovevano andare, per tornare al loro pianeta.
Di Vanessa Scigliano 2A

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