Che l’Italia abbia il patrimonio artistico e culturale più ricco che si possa trovare è un dato di fatto ed è
riconosciuto da tutto il mondo. Ma allora viene da chiedersi: come mai i turisti se ne vanno altrove? E
perché se vengono da noi lo fanno per il mare e per la pizza? La risposta è più complessa e profonda di
quanto si possa immaginare. Dire che è colpa di noi italiani che non sappiamo valorizzare le nostre
meraviglie e che pensiamo solo a vendere qualche souvenir è una mezza verità. Magari in modo superficiale
può essere considerata anche l’unica spiegazione, ma basta guardarsi intorno sotto la Tour Eiffel per capire
che in realtà all’estero non sono poi così diversi. Certo, nello stivale l’atteggiamento maleducato e
approfittatore è più marcato, ma infondo il turismo è sinonimo di soldi per ogni paese e chiunque, in
maniera più o meno velata, cercherà di trarne maggiormente profitto. Bisogna scavare più affondo,
analizzare le radici del problema. Il punto nevralgico della faccenda non è tanto come l’Italia mette in
mostra i propri tesori, che sicuramente non è il più appropriato, ma cosa cercano i turisti. Sì perché le
persone non vogliono viaggiare e spendere soldi e denaro per della cultura fine a se stessa. Le persone
vogliono stare bene. Se una volta la cultura era il principale mezzo per il raggiungimento di questo stato, ora
che l’uomo si è ingegnato per raggiungere il massimo comfort in modi molti più diretti e terreni, essa è
diventata un lusso per pochi coraggiosi che ancora riescono a trovare quella sensazione di pace e serenità di
fronte ad un’opera d’arte. Ma come dare torto ai turisti del nuovo millennio. Secondo voi Lorenzo De Medici
avrebbe rinunciato ad una settimana di spa o a una vacanza in uno dei più grandi e lussuosi alberghi a 5
stelle attualmente esistenti? L’arte era stata concepita per i ricchi e questi ora hanno altri modi per spendere
le proprie vacanze. E in generale, sono pochi perfino gli italiani che hanno interesse a visitare le proprie
meraviglie culturali. E voi sapete quali sono queste 53 opere riconosciute dall’Unesco? Ecco a voi la vera
risposta. Non si può valorizzare ciò che non si conosce.

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