Analizzando i risultati della classifica dei tesori del patrimonio Unesco, l’Italia risulta essere al primo posto con ben cinquantatré località riconosciute come patrimonio dell’umanità e molte altre che vorrebbero entrare.
Questi luoghi meravigliosi sono sparsi per tutta la penisola, e la regione con più beni risulta essere la Lombardia con ben dieci siti artistici.
Tutti ciò costituisce un tesoro immenso che tuttavia non sappiamo sfruttare adeguatamente.
Abbiamo numerosi posti famosi molto visitati, come le città di Roma e Firenze o l’incisione rupestre della Valcamonica, prima delle bellezze ad essere entrata nel lungo elenco; ciò nonostante rimangono altrettanti luoghi non pubblicizzati, visitati e sconosciuti, anche se sono patrimonio dell’Unesco da oramai parecchi anni.
Per molti critici stiamo quindi sprecando molte chance in quanto l’elenco dei siti rilanciati economicamente è pressoché inesistente, ma soprattutto abbiamo una totale fragilità nel riempire di contenuti un’opportunità così significativa.
Di conseguenza gli italiani vengono definiti cialtroni in quando ricchi di tesori d’arte che però non riescono a valorizzare.
In realtà i motivi di questa grande inefficienza sono ben diversi.
Le motivazioni possono essere di natura economica, organizzativa, professionale, ma hanno tutte un’origine comune: il nostro patrimonio artistico e culturale è talmente grande che viene, in generale, sottovalutato da chi si occupa delle questioni pubbliche. Al contrario invece, altri Paesi che non possiedono le nostre ricchezze, riescono a valorizzare al massimo quello che hanno. Probabilmente proprio perché siamo consapevoli di avere un patrimonio unico al mondo, non ci impegniamo a promuoverlo come meriterebbe.
Ma queste ricchezze non sono per sempre, basti pensare al caso Pompei. Quindi, se da un lato è vero che le risorse sono poche, dall’altro lato quello che manca è una visione manageriale. All’estero ci sono città che, grazie ad un buon piano economico, sono riuscite a conquistare una fetta di mercato turistico pur non possedendo grandi elementi di attrazione.
In Italia invece non c’è inventiva e non sappiamo fare sistema.
Inoltre anche il contributo da parte dello Stato dovrebbe essere maggiore.
Infatti questi luoghi andrebbero innanzitutto pubblicizzati e resi noti il più possibile;
ma sarebbe fondamentale anche un miglioramento delle vie di comunicazione e infrastrutture.
Può capitare infatti che queste bellezze siano sconosciute anche perché situate in aree geografiche piuttosto impraticabili.
Quindi dovrebbero essere ideati adeguati metodi per raggiungere questi siti senza rovinare la tradizione e il paesaggio circostante.
Ancor più importante è però l’informazione e una cultura generale riguardo proprio questi patrimoni.
Infatti anche a partire dalle scuole questi luoghi dovrebbero essere resi noti.
Materie come storia dell’arte ed educazione civica, che ormai stanno sempre più svanendo, hanno il compito di informare i giovani riguardo i tesori del nostro paese, in modo da combattere l’ignoranza e portare alla ribalta i nostri territori.
Fortunatamente in molti si stanno già dando da fare; ad esempio a Pisa è stato organizzato il secondo incontro della rete delle città intelligenti proprio per valorizzare e promuovere i beni culturali e turistici.
Tuttavia queste iniziative non sono mai abbastanza poiché più gli italiani parteciperanno attivamente a questi progetti più i progressi e i miglioramenti saranno evidenti.
Quindi la cosa importante da fare è diffondere e rendere nota la smisurata quantità delle nostre bellezze, in modo da portare l’Italia all’apice del settore turistico e soprattutto ad essere uno dei paesi più visitati al mondo.

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