Ogni città italiana possiede una particolarità, una rilevanza storica fondamentale, un monumento o una villa antichi, paesaggi mozzafiato. Capita di passare per centri abitati, mentre si viaggia in macchina o in treno, di cui non abbiamo sentito mai parlare, e magari scoprire un grazioso borgo, un piccolo museo o esposizione di cui ignoravamo l’esistenza. Probabilmente ognuno di noi, anche chi vive in paesini che non figurano nemmeno nelle cartine geografiche, è circondato da bellezza nel suo quotidiano. Basti pensare alla perizia e all’amore con cui le nonne stendono la pasta fresca, la minuziosità con cui chiudono i tortellini, la leggerezza malinconica con cui parlano di tempi andati. Basti pensare al centro storico di ogni città italiana, al rintocco dei campanili delle chiese, al bellissimo palazzo imponente lungo la strada, dimenticato da tutti. In fondo, quello che noi turisti desideriamo davvero vedere, sono testimonianze della diversità umana, di tutte le sue sfaccettature, delle culture, dei dialetti, dei sapori, dei mestieri. E’ stato qualche anno fa, ma ricordo benissimo un giorno, in vacanza alle Isole Tremiti, quando con la mia famiglia abbiamo scoperto, scavata sulla roccia, la bottega di un vecchio che cuciva reti da pesca. Ricordo benissimo l’uomo, segnato dalle rughe e dalle mani ruvide, seduto su una sedia di legno appena fuori dalla bottega, ad intrecciare i fili, da dentro nella penombra una piccola stanza dalle pareti ricoperte di reti colorate, odoravano di mare. Ricordo la sorpresa, passavamo di lì ogni volta, così come moltissimi altri turisti, proprio presso il porto da cui ogni giorno i traghetti sputavano centinaia di persone armate di macchinette digitali e bagagli pesanti. Eppure non l’avevamo mai notato, nascosto com’era da un negozietto di souvenir. Ecco per me quella è la vera bellezza di un luogo: comprenderne la storia e la cultura parlando con un uomo davanti la sua bottega che profuma di mare. Noi italiani probabilmente siamo troppo pigri per comprenderlo, per guardarci intorno e scoprire di essere circondati da potenzialità, per capire che quelle dolci colline che vediamo ogni giorno appena usciti di casa probabilmente saranno il desiderio di qualcuno, che quella chiesa dove ci siamo battezzati e dove andiamo ogni domenica potrebbe diventare un sospiro di meravigliato stupore di qualcun altro, che quel palazzo sul cui muro abbiamo scritto con il pennarello il nome della nostra prima cotta probabilmente ha una storia, che qualcun’altro vorrebbe scoprire. Non siamo soltanto pigri, siamo nati nella bellezza, ci siamo cresciuti, ed è finita con il diventare scontata. Percepiamo il valore turistico ed economico solamente di quei luoghi ormai ampiamente affermati, non immagineremmo mai di avere qualcosa di bello come il Colosseo sotto casa. Magari non uguale, ma sicuramente con un valore. La mentalità straniera invece sembra provvista di questa prospettiva imprenditoriale, di questa sorta di valorizzazione di ogni aspetto, di costruzione di pregio intorno ad oggetti privi di storia. Hanno anche un’organizzazione, un’efficienza diverse. Una consapevolezza di un potenziale, che poi viene ridefinito e amplificato, pubblicizzato nel modo corretto, venduto nella maniera giusta. L’Italia è piena di bellezza, non abbiamo bisogno di giochetti, non di strategie, ma di rispolverare i nostri ruderi, di creare una rete turistica adeguata che segnali al viaggiatore tutte le meraviglie di ciò che è circondato. Abbiamo bisogno di smettere di considerare il turismo come una rendita sulle bellezze ormai famose, accontentandoci di infelici infrastrutture e servizi carenti. Dobbiamo riconsiderare l’Italia tutta e smettere di essere un cliché turistico.

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