Terni, luglio 2018: nel tentativo di filmare col cellulare l’amico che passava col motorino, 17enne si sdraia sulla strada e viene travolto dallo scooter perdendo la vita.

Episodi come questo vengono sempre più segnalati dalle cronache dei giornali mettendo in evidenza la diffusione di “giochi” e pratiche pericolose da parte degli adolescenti. Questi comportamenti ricercano scariche adrenaliniche sempre più esasperate allontanando il timore della morte, creando uno scollamento dalla realtà; hanno alimentato, grazie ad un effetto emulativo, un fenomeno da non sottovalutare. Le ragioni di simili atteggiamenti giovanili possono essere ricercati nella noia, nella diminuzione di motivazioni positive, nei troppi stimoli che provengono dalla società e dai social. La percezione che il coraggio debba essere dimostrato attraverso sfide pericolose e mortali ci deve far riflettere sulla considerazione che i giovani hanno della propria vita. Da qui, il ruolo fondamentale della famiglia e della scuola che devono cercare di raggiungere nel modo più profondo e autentico i ragazzi senza fermarsi alla superficie di un rapporto approssimativo e accondiscendente. Fondamentale è accompagnare i giovani nell’utilizzo equilibrato dei social, insegnando loro che la vita vera si trova altrove. In ultima analisi, non si devono sottovalutare questi atteggiamenti estremi che denunciano sempre un disagio ed una richiesta silenziosa di aiuto.

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