Ecco la potenza degli advertisement: chi non è influenzato dai messaggi trasmessi attraverso le pubblicità, gli spot e soprattutto i personaggi famosi (ricordiamo ad esempio Kendall Jenner, Gigi Hadid ecc.) che li promuovono? Ma spesso le campagne pubblicitarie spingono i manager dei brandad effettuare retromarce, chiedendo scusa alla gente coinvolta, oltre alla perdita di ingenti capitali impiegati per avviare il tutto.

Tutto questo nasce dalla scarsa conoscenza di cultura, che può incidere sul successo e sulla vendita di un determinato prodotto. Pochi giorni fa, la casa di alta moda italiana Dolce&Gabbana, con la pubblicazione di tre video che avrebbero inaugurato il mega show a Shanghai, è stata accusata di razzismo e sessismo; la popolazione cinese si è sentita attaccata non solo per il poco rispetto della loro cultura, ma anche nella scelta della modella stessa, che secondo molti cinesi non rispecchiava i canoni attuali di bellezza in Cina.

Situazioni simili hanno colpito altre grandi marche quali H&M, Zara e perfino Barilla.

Anche l’influencer Chiara Ferragni era stata offesa lo scorso mese, per una foto sui social in cui era ritratta con un completo di Intimissimi, da un duro commento di Roberto Cavalli, che la accusava di usare le grandi marche per accrescere la propria popolarità, ma in seguito la fashion blogger milanese ha pubblicato su Instagram le scuse ricevute dal direttore creativo dell’azienda.

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