I brand di cui tutti oggi ci serviamo spesso, sono stati provocatori di razzismo, un caso è quello di Dolce e Gabbana con la modella cinese, un altro è quello della la foto di un baby modello di colore, sullo shop online di H&M, che indossa una felpa verde con su scritto: “Coolest Monkey in the Jungle” (“La Scimmia più cool della giungla”), un altro caso che ha scatenato numerose critiche sui social è quello della Revolve, store online di abbigliamento con base a Los Angeles.

Si scatena il web quando la Revolve lancia un nuovo capo online, un semplice maglioncino grigio da donna con su scritto: “Being fat is not beautiful, it’s can excuse” (Essere grassi non è bello, è una scusa”). Dopo i numerosi giudizi negativi ricevuti, la risposta della Revolve non si fa attendere, infatti, essa tende a sottolineare il fatto che questi maglioni sono stati creati con un fine ben preciso, ossia quello di stamparci una frase “brutta” che fosse stata rivolta a donne famose che hanno subito episodi di violenza.

Peccato che questo non fosse il vero motivo della nuova collezione, in realtà, la modella, Lena Dunhan, cui venne rivolta questa cattiveria, rivela di non esser stata coinvolta nel progetto.

Lo scopo di lanciare sul mercato capi di abbigliamento con frasi di tal empietà è stato giustificato dal fatto di voler far tacere i famosi “leoni da tastiera”, quando invece così facendo hanno dato origine a numerosi casi di razzismo e violenza sul web.

Questo è uno degli innumerevoli casi per cui bisogna esser consapevoli e coscienti di ciò che si fa, specialmente sul web, quando si lanciano messaggi così forti.

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